La Vita Cattolica

Giovedì 11 Aprile 2013

 

LA CISL METTE SOTTO ACCUSA LE SOCIETÀ PARTECIPATE
DELLA REGIONE SULLA BASE DI UNA ACCURATA INDAGINE

Sono utili solo ai partiti?

Le società partecipate – si chiede la Cisl con il convegno che terrà mercoledì 17 aprile – servono davvero ai cittadini e alle imprese del Friuli-Venezia Giulia oppure sono soltanto utili ai partiti per fare clientela?

Il costo e l’utilità delle società partecipate della Regione danno la garanzia che gli attuali livelli occupazionali si confermino nel tempo?
Queste società sono pensate per il bene dell’economia e della comunità o per il bene dei vari presidenti, dirigenti e consiglieri di amministrazione?
Servono davvero ai cittadini e alle imprese del Friuli-V.G., oppure sono utili ai partiti per fare clientela?
Producono valore economico o, al contrario, almeno in parte, bruciano ricchezza?
Se lo chiede la Cisl, preoccupata per i lavoratori.

La Cisl dell'Udinese, che al recente congresso ha confermato come segretario Roberto Muratore, ha già riflettuto in un primo convegno sullo stato delle società partecipate del Friuli-V.G. Quella riflessione, però, non è stata sufficiente. Ed ecco un secondo appuntamento, per mercoledì 17 aprile, sempre a Udine, con il coordinamento di Fulvio Mattioni, ricercatore ed economista.

La Cisl, infatti, non si sente paga, perché ha l’impressione che, riscontrati i risultati delle società partecipate, c’è da porsi molte domande su queste realtà che sembrano non realizzare le aspettative che su di esse la società e in particolare l’economia hanno riposto.

«Ci poniamo questo problema non per soddisfare la “curiosità” o per questioni “morali”, ma perché oggi, come dovrebbe essere sempre, ogni euro di danaro pubblico va davvero ben utilizzato», puntualizza il segretario Muradore. «Vanno, perciò, individuate le criticità e anche le opportunità, così come si fa per ogni azienda, al fine di costruire un futuro di stabilità occupazionale e di crescita professionale. A meno che qualche politico e qualche sindacalista ritenga che il lavoro sia una “variabile indipendente” da promuovere con le chiacchiere, le vuote promesse oppure nascondendo la polvere sotto il tappeto».

Le società partecipate sono 19. 10 lo sono direttamente, 9 indirettamente (dalla Friulia). Secondo i dati raccolti da Mattioni, nelle società partecipate direttamente lavorano 594 dipendenti, di cui 982 nelle 5 società «in house» e altri 950 nelle partecipate indirette. Ben 2526 i lavoratori comunque coinvolti. Vi sono, inoltre, 700 addetti presso enti ed agenzie regionali varie. Il valore totale delle partecipazioni (calcolato due anni fa) ammonta a 700,8 milioni di euro.

Ma ecco quali sono le partecipate. Del gruppo Friulia o indirette, fanno parte la Friulia spa, la Società Alpe Adria, le Autovie Venete, Bic Incubatori Fvg, Finanziaria MC, Finest, Friulia Sgr, Interporto di Cervignano. Poi ci sono il Mediocredito, la società «in house» Insiel, le Ferrovie Udine–Cividale, Fvg Strade, Agemont, Ares. Le partecipate dirette sono l’Aeroporto, il Polo tecnologico di Pordenone, Promotur, Sincrotrone Trieste, Informest. Nei box, a fianco e sotto, alcuni casi significativi.

Friulia Holding

I ricavi del gruppo Friulia passano da 174 milioni del 2007 a 159 del 2011. Il 97,5% sono ricavi da transiti autostradali. Le erogazioni (partecipazioni più finanziamenti) di Friulia e Finest si sono dimezzate nel 2011. 35,2 milioni a fronte di oltre 70 milioni del 2007/2008. Nello stesso anno il Frie ha erogato 197 milioni e il Mediocredito del Friuli-Venezia Giulia 220. Lavorano in questa società 746 addetti, meno 16% rispetto al biennio 2008–2009. Il risultato di esercizio consolidato scende da 35 milioni del 2007 a 22,5 del 2008, a 4,2 del 2009. Nel 2010 addirittura meno 9,1 e l’anno successivo meno 3,4. Le perdite di Friulia Sgr (Servizi gestione risparmio collettivo) sono di 1,34 milioni.

L’Interporto di Cervignano

L’interporto di Cervignano è in fase di completamento, per questo investe, da anni, nelle opere programmate. Anche se negli ultimi tempi c’è stato un significativo rallentamento. I contributi regionali, in 5 anni, sono ammontati a 13,3 milioni di euro. I ricavi di vendita, nello stesso periodo di tempo, sono stati marginali, pari a 3,9 milioni di euro, ovvero il 27,5% del valore della produzione, che somma ricavi e contributi. I costi di gestione sopravanzano spesso gli introiti nonostante che il costo del lavoro sia inferiore al 10%. Essendo un’attività del tutto estranea a quella di Friulia, l’utilità di direzione e coordinamento esercitata da quest’ultima è necessariamente molto limitata.

Promotur

Il valore della produzione di Promotur spa si attesta sui 24 milioni di euro: il 49,3% è dato da contributi erogati dalla Regione e il 50,7% da ricavi di vendita. In 5 anni la Regione ha investito 57,4 milioni di euro. Poiché la gestione si è chiusa sempre in perdita (meno 12,4 milioni in 5 anni e con trend crescenti), Promotur è stata trasformata in agenzia regionale. Problema risolto? «No», risponde Fulvio Mattioni. «Serve una politica per il turismo montano e in Promotur devono entrare i privati». Vi è stato un tracollo delle presenze turistiche: da 1,5 milioni a 0,9: meno 40,6% dal 2004 al 2012. Neppure l’ultima stagione, con neve pure abbondante, è riuscita a recuperare qualche margine.

Agemont

L’agenzia Agemont nasce per l’intermediazione finanziaria ovvero il rilascio di garanzie e l’assunzione di partecipazioni in imprese dell’area montana. Ad Amaro sono presenti 9 imprese e 11 laboratori. Nel 2006 confluisce in Friulia. Nel 2009 la Regione ne diventa socio unico. Dal 1989 sono stati erogati 7,4 milioni di euro a 69 imprese e sono state rilasciate garanzie per 26,8 milioni a 167 ditte. Mattioni ricorda che nel 2001 «Agemont da una diventa trina. Non è chiaro lo scopo del miracolo». Il valore della produzione è pari ad 8,2 milioni di euro in 5 anni, di cui 3,9 di contributi. Le perdite? Ammontano a 2,8 milioni di euro. Il futuro si presenta molto problematico.

Autovie

Il valore della produzione di Autovie Venete spa sperimenta la crisi dell’economia europea già nel 2008 e nel 2009. «Crisi che continua anche successivamente – spiega Fulvio Mattioni – perché le entrate sono alimentate dagli aumenti tariffari». A ciò si aggiunge l’aumento dei costi di struttura solo in parte dovuti al costo del personale passato da 32 a 43 milioni (meno di un terzo). La profittabilità della società? Dai 41,4 milioni del 2007 a 33,4 del 2008, poi a 18,8 l’anno successivo, quindi a 16,4, fino ai 22,4 del 2011. «Con questi utili – si chiede Mattioni – come si può pensare di restituire il prestito necessario per la terza corsia? Allo scopo, servirebbe gran parte della posta dei ricavi».

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