La Vita Cattolica

Mercoledì 29 Giugno 2016

 

Stop allo «story telling», sì al vero cambiamento.

È auspicabile che i risultati della recente tornata di elezioni amministrative rendano le prossime ferie estive della politica, sia di maggioranza che di opposizione, un momento di riflessione e non solo di svago.

Anche per la politica nostrana. La perdita da parte del Centrosinistra del capoluogo regionale Trieste e del Comune di Pordenone non si può certo attribuire a scandali o a mala gestione locale, tutt’altro.

Negli elettori della nostra regione ha, però, prevalso il malcontento per la crisi in atto e, più in generale, per i magri risultati ottenuti in campo economico, occupazionale e sociale che, infatti, collocano il Friuli-Venezia Giulia in coda alle classifiche nazionali.

Situazione, questa, maturata negli ultimi 15 anni in cui la politica locale ha soprattutto perso tempo e speso denaro pubblico in tanto grandi quanto improbabili progetti infrastrutturali di durata pluridecennale (Corridoio 5, Terza Corsia) al di fuori della portata finanziaria regionale e anche del tutto inutili nel fronteggiare lo tsunami economico. Nello stesso lasso di tempo la Cisl di Udine, molto friulanamente, ha provato a farsi portatrice di realtà e di proposte con molteplici iniziative di confronto e dialogo, come le tre più recenti svoltesi a cadenza mensile a Palmanova, San Giorgio di Nogaro e Udine.

Nella prima si è sottolineato la perdita di reddito patita nel periodo 2001-2014 nella nostra Regione (- 7,7% a fronte del -1,1% della media italiana) che colloca il Friuli-V.G. al 13° posto della classifica, appena davanti alle regioni del Sud. Considerando il solo periodo 2008-2014, la perdita del reddito è ancora più grave (- 14,4%) e il posizionamento del Friuli-V.G. è ancor peggiore (15° posto) a causa della forte flessione sofferta dallo snobbato settore industriale. Si è posta attenzione anche alla perdita di ben 2.627 imprese in soli sei anni, di cui 1.234 proprio manifatturiere!

Da qui la proposta da tempo avanzata dalla Cisl di Udine di porre al centro dell’attenzione il settore industriale incentivando la formazione di filiere produttive regionali, l’aggregazione e l’internazionalizzazione delle imprese e, ovviamente, maggiori investimenti per aumentarne la competitività. Come? Con risorse da recuperare, ad esempio, con un spending review delle società e degli enti partecipati della Regione.

Nella seconda iniziativa, dedicata alla scarsità del lavoro soprattutto tra i giovani, si è riscontrata la caduta occupazionale (-22.926 addetti) e la falcidia dei più giovani, dei quali 1 su 3 ha perso il lavoro durante la crisi, l’aumento della disoccupazione che è raddoppiata giungendo a oltre 43 mila unità e, infine, il boom dei lavoratori inutilizzati dall’economia del Friuli-V.G., oramai prossimi alle 100 mila unità, pari al 16,5% di tutti coloro che sono disponibili a lavorare. La proposta, in questo caso, è di avviare una politica formativa e del lavoro volta a realizzare, da parte di persone disoccupate, percorsi formativi utili e responsabilizzanti da concludersi con reali inserimenti lavorativi alle dipendenze e/o nel lavoro autonomo.

Nella terza e più recente iniziativa, dedicata a società e welfare, si è rilevato il profondo disagio delle famiglie della regione, dovuto al calo del reddito disponibile addirittura inferiore a quello di 15 anni fa, al calo dei consumi, all’aumento delle tariffe pubbliche, al calo del welfare regionale e, infine, all’aumento dell’indebitamento nei confronti del sistema bancario. Per fronteggiare tale situazione si è proposta una modalità volta ad aumentare la coesione sociale legando tra loro le politiche del lavoro, dell’assistenza e della formazione. È da realizzare, istituzionalmente, con la creazione di una Agenzia regionale per la coesione sociale, che veda la presenza del livello regionale e di quello territoriale, con finalità di governo e di ideazione per poi affidare al livello territoriale la gestione concreta degli interventi progettati.

Urge un ritorno immediato della politica, ma non solo della politica, alla realtà vissuta dalle persone nel mondo del lavoro, a quella dei cittadini utenti dei servizi pubblici e ai bisogni delle imprese: questa è la strada da percorrere. Di più. È l’unico modo per dare una risposta alla richiesta di cambiamento espressa dalla metà degli elettori che ha esercitato il diritto di voto e per riconciliarsi con l’altra metà talmente delusa dalla politica da non considerarla nemmeno.

Se è vero che problemi gravi come quelli attuali abbisognano di tempi medio lunghi per essere risolti mentre l’opinione pubblica è impaziente e pretende risultati subito, è anche vero che non è più il tempo dello storytelling ed è invece il tempo di un sano e fattivo realismo.

Roberto Muradore - Segretario generale Cisl Udine e Bassa Friulana

Roberto Muradore
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