Il Friuli

Venerdì 18 Luglio 2014

 

Strade alternative per uscire dalla crisi

Dirigenti e politici devono essere responsabili dell'efficienza della Pubblica amministrazione

Pochi giorni fa, in occasione del Consiglio generale della Cisl Udine, il segretario, Roberto Muradore, ha sottolineato con amarezza i dati che collocano l’economia friulana in una situazione di stallo. “Anche se si osserva un più 9,7% delle esportazioni nel primo trimestre 2014 in provincia di Udine, il dato è solo parzialmente positivo, perché siamo ancora molto lontani dai livelli di prima della crisi - commenta infatti Muradore -. D’altro canto è molto tempo che io dico che, per uscire dalla crisi, ci dobbiamo affidare all’eresia”.

Cosa significa? “Uscire dai soliti cliché, trovare strade che non siano le solite. Ma bisogna essere eretici in senso propositivo, evitando soprattutto i luoghi comuni. E’ ora di smetterla con quella ortodossia ammalata, purtroppo presente anche nelle grandi organizzazioni di rappresentanza, che vorrebbe conservare uno status quo davvero pessimo. Che, in secondo luogo, genera l’ipocrisia del nascondimento, il far finta di non vedere i problemi. Ciò che un detto popolare definisce ‘nascondere la polvere sotto il tappeto’. E che, infine, pone quale priorità non l'uscita dalla crisi, ma il restare comodamente in sella dei gruppi dirigenti, a volte di vere e proprie oligarchie, a prescindere dalle capacità dimostrate e dai risultati ottenuti. Dobbiamo liberarci di questo modo di pensare”.

Come riuscire a cambiare mentalità? “Basta guardare le cose come stanno, non raccontarsi le fiabe. La Cisl di Udine lo fa da tempo, da ben prima della crisi, a costo di essere criticata. Ma in molti casi, il tempo ci ha dato ragione”.

Ci può fare qualche esempio? “Rispetto alla logistica sono soddisfatto del fatto che, finalmente, si discuta di cose serie e non solo, come in un recente passato, dell’alta velocità e del Corridoio V. Da anni sosteniamo che le infrastrutture servono, eccome, per non isolare e spegnere la nostra regione. Devono, però, essere ben pensate e funzionali non al business di chi le costruisce, ma alle comunità e alle economie locali. È bene comprendere che una nuova e più ricettiva portualità è necessaria e che il porto deve svilupparsi nell’entroterra con adeguati collegamenti ferroviari e stradali. Va condiviso da tutti che il Corridoio Adriatico-Baltico rappresenta una prospettiva irrinunciabile. La terza corsia dell’A4, inoltre, non può essere un impegno della sola regione, ma di tutto il Paese: rischiamo di disperdere risorse che, invece, potrebbero essere meglio impiegate a sostegno del lavoro e del sistema delle imprese”.

Quali vostre proposte stanno riscontrando il consenso sia dei cittadini che della classe dirigente? “Prima di tutto abbiamo auspicato il ritorno alla sobrietà nei costi della politica regionale. Abbiamo affrontato, poi, i vari temi, a cominciare dal rilancio del manifatturiero, per noi elemento fondamentale, con l’istituzione di un Assessorato dedicato. Abbiamo caldeggiato una Friulia che non fosse più solo una holding finanziaria, ma che operasse nuovamente a fianco delle imprese e con sede a Udine. Per Mediocredito abbiamo ipotizzato una mission rivista per un suo maggior impegno per le aziende friulane, non per quelle venete. Abbiamo proposto interventi per favorire le aggregazioni di imprese, l’incontro del mondo universitario e della ricerca con le Pmi, un ruolo di Finest più concretamente utile all’internazionalizzazione delle imprese, e non alla mera delocalizzazione della produzione”.

Da dove cominciare? “Da una maggiore efficienza della Pubblica amministrazione in termini di miglioramento dell’offerta dei servizi pubblici ai cittadini e alle imprese. I dipendenti pubblici sono stufi di essere definiti fannulloni, perchè sono i cosiddetti ‘fannulloni’ e non certamente i politici e i loro dirigenti compiacenti, salvo eccezioni, a mandare avanti i servizi pubblici. Ecco perché servono politici, dirigenti e anche sindacalisti coraggiosi e responsabili che preferiscono essere impopolari nell’immediato, piuttosto che antipopolari. Persone, quindi, che la raccontano giusta e non piegano le loro scelte, o meglio le loro non scelte, a esigenze di successo, di carriera e di consenso, ma decidono per il bene comune”.

Roberto Muradore
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