La Vita Cattolica

Mercoledì 03 Febbraio 2016

 

Sveglia alle 4 per badare a casa, figli, lavoro. Mamme «eroine» e mamme che rinunciano. E gli uomini tacciono.

Sveglia ogni mattina alle 4 per studiare, di giorno al lavoro, la sera insieme al figlio per i compiti e stare un po' in famiglia, poi le faccende di casa... Renata Della Ricca, di Udine, segretaria territoriale Cisl e responsabile del Coordinamento donne per la regione, sposata, mamma di un ragazzo di 16 anni e con un lavoro a tempo pieno, è una di quelle donne «bioniche» che tra la famiglia e i tanti impegni trova anche il tempo di formarsi e studiare: è iscritta alla Spes - la Scuola diocesana di Politica ed etica sociale - e di recente si è laureata in Relazioni pubbliche.

Una missione quasi impossibile la sua, e raggiunta con non pochi sacrifici in un paese che certamente non spiana la strada alle donne che lavorano e hanno famiglia, figuriamoci a quelle che addirittura ambiscono anche a studiare. «Nella mia vita sono stata fortunata - dice -, ho il grande appoggio dei miei due uomini di casa e quando lavoravo in ospedale le Suore dell'asilo "Nostra Signora dell'orto" erano disponibili ad accogliere mio figlio già alle 7 del mattino, per molte altre donne non c'è questa possibilità. Oggi ai colloqui la prima cosa che ti chiedono è se sei sposata o se vuoi dei bambini e tra chi ha un contratto a tempo determinato sono poche le "eroine" che mettono al mondo dei figli, dal momento che il rischio è di non rientrare più al lavoro».

Ecco uno dei veri «attentati alla vita» della società contemporanea. Non a caso la natalità è ai minimi storici. In Friuli il dato è più drammatico che altrove, basti pensare che la nostra regione è la quarta più «anziana» d'Europa dietro a Liguria, la tedesca Chemnitz e la greca Iperiros (dati Ires Fvg).

Lo sottolinea anche Papa Francesco nel documento finale del Sinodo della famiglia, affermando che perfino «sposarsi oggi è percepito come un lusso» e, facendo riferimento all'armonizzazione tra il tempo per il lavoro e il tempo per la famiglia e al tema della difesa delle donne al lavoro, afferma che la politica deve supportare e «non limitare i diritti delle famiglie». «Per i cristiani che operano in politica, in particolare, l'impegno per la vita e la famiglia deve avere la priorità - dice -, giacché una società che trascura la famiglia ha perduto la sua apertura al futuro».

Un impegno e una battaglia, questi, che devono coinvolgere le donne ma anche gli uomini, evidenzia Della Ricca. E «la solidarietà a parole non basta». «Quello che occorre è un avanzamento culturale ancora troppo lento. Un'evoluzione che - nei fatti - porti a dire che la donna vale tanto quanto l'uomo, nei rapporti di coppia, all'interno della famiglia, ed anche nel lavoro». Un avanzamento culturale che faccia spazio alla donna. E alla vita.

«Inutile negare che la violenza è figlia della discriminazione - prosegue Della Ricca, richiamando i recenti fatti di Colonia dove numerose donne hanno subito molestie -. Picchiare o molestare, se non uccidere una donna, è un atto gravissimo, ma altrettanto inaccettabile e ingiustificabile è che, oggi, anche nel nostro Friuli-Venezia Giulia, una donna, a parità di mansioni, guadagni meno di un collega o se rimane incinta perda quasi automaticamente la possibilità di rientrare nel mondo del lavoro. Le politiche di genere, pur fondamentali, da sole non sono sufficienti, se manca una consapevolezza collettiva della donna».

Come fare per alimentare una cultura diversa? «Molte cose - risponde la sindacalista - a partire - dall'implementare la contrattazione di secondo livello anche in chiave femminile. Purtroppo la realtà ci dice che sono ancora troppo pochi gli accordi aziendali, pubblici e privati, che affrontano in modo originale il tema delle pari opportunità e che trovano soluzioni innovative al problema della conciliazione. E questo sia per la comprensibile resistenza delle parti datoriali, sia per la mancanza di una strategia trasversale tra aziende e parte sindacale. È poi ancora evidente il tetto di cristallo che blocca la carriera delle donne: dagli ultimi dati regionali le donne rappresentano solo il 12% nei ruoli dirigenziali mentre nei profili impiegatizi sono il 57,6% ed hanno una retribuzione inferiore, mentre il gap diminuisce leggermente nei profili delle operaie. Inutile, poi, dire che, se ci fossero più servizi, maggiormente accessibili (economicamente) e flessibili (negli orari), a partire dagli asili nido, forse anche le donne non sarebbero costrette a "sacrificare" la propria vita lavorativa. O la famiglia».

Renata Della Ricca
Renata Della Ricca
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