Conquiste del Lavoro

Giovedì 12 Novembre 2015

 

Tagli agli sprechi e nuovi investimenti per il rilancio del territorio friulano

La Cisl di Udine si interroga su quali strategie mettere in campo per vincere la crisi

Dall’inizio della crisi, quindi dal 2008 a oggi, i disoccupati in provincia di Udine sono più che raddoppiati ed è stato perso l’11% del Pil dell’economia regionale contro il 9,3% italiano. Sono dati importanti che lasciano intendere una situazione non facile per il territorio dal punto di vista economico, industriale e occupazionale. Ne parliamo con il segretario della Cisl provinciale Roberto Muradore.

Segretario, qual è la situazione economica della provincia di Udine? E’ quella di maggiore sofferenza tra le quattro province del Friuli Venezia Giulia. Ciò perché la crisi ha colpito duramente il settore industriale o, meglio, il manifatturiero e l’edilizia. In sostanza il cuore della nostra specializzazione economica, dunque, l’identità lavoristica e culturale oltre che quella produttiva.

Quali sono le realtà industriali che sono state colpite dalla crisi negli ultimi anni e sono state costrette a chiudere o hanno subito un forte ridimensionamento? Sarebbe un elenco troppo lungo. Basti pensare che negli ultimi 15 anni il valore aggiunto manifatturiero perso è stato superiore al 20% nella regione e nella nostra provincia è inferiore di circa il 25%. La base produttiva si è ovviamente indebolita. In Friuli Venezia Giulia, tra il 2009 e il 2015, si sono perse 1.325 imprese manifatturiere, considerando le imprese in attività nel secondo trimestre di ciascun anno. Nella nostra provincia il ridimensionamento è stato di ben 560 imprese, con una intensità maggiore nella meccanica, nei prodotti in metallo e nel legno-mobilio.

Quali sono invece le realtà che hanno resistito bene? Quelle che hanno saputo ristrutturarsi prendendo le misure alla crisi. Nel settore manifatturiero sono circa un terzo, operano in tutti i comparti produttivi e sono piccole, medie e grandi. Ciò che le accomuna è l’abilità delle compagini imprenditoriali. Anche i lavoratori hanno fortemente e pesantemente contribuito sia nelle imprese che hanno saputo fronteggiare la crisi che in quelle che, purtroppo, l’hanno subita.

Il territorio e la comunità come stanno reagendo alle difficoltà del periodo? Solo ora, con colpevole ritardo, si è compreso che a una crisi di sistema va data una risposta di sistema, così come da sempre sostenuto dalla Cisl di Udine. Associazioni datoriali, sindacati confederali, istituzioni e credito locali devono fare squadra.

Giorni fa è stato presentato il libro dell’economista Fulvio Mattioni: Caro modello Friuli – Economia, Lavoro, Imprese e Credito dopo la crisi 2008-2014. Che fotografia ne emerge? Questo è un libro che la Cisl di Udine ha fortemente voluto e che è stato pubblicato grazie alla partecipazione, promossa dalla Cisl stessa, di parecchi rappresentanti del mondo produttivo e finanziario della provincia: Cciaa, l’Associazione Industriali, Confartigianato, la Federazione della Banche di Credito Cooperativo e i Confidi. Ciò proprio in una logica di rete, di compartecipazione e di condivisione. Dal libro dell’economista Mattioni emerge che il perdurare e la gravità della crisi dipendono molto dalla perdita di centralità e di protagonismo politico dell’area friulana, in favore di un modello regionale burocratico, costoso e non sempre efficiente, peraltro estraneo al “modello Friuli”. Mattioni rimpiange la progettualità e i risultati ottenuti dal modello Friuli nel primo quarto di secolo di vita e ne sottolinea, al contrario, la mancanza di competitività degli ultimi 15 anni con risultati fortemente deludenti: una minore produzione di reddito, un calo del lavoro, una perdita di benessere, minori opportunità per i giovani.

Che sfide propone per ricostruire il futuro? Secondo Mattioni è fondamentale abbandonare la via delle “illusioni” percorsa negli ultimi 15 anni e la conseguente inoperatività causata dalla rassegnazione seguita alle illusioni. Ci si è attardati nel voler realizzare un’alta velocità mal progettata e troppo costosa e ci si è intestarditi nel realizzare una plurimiliardaria terza corsia, opera utile all’Europa e all’Italia, ponendone i costi interamente a carico del Friuli Venezia Giulia. La Cisl di Udine ritiene che la contrazione del bilancio regionale, il calo dell’export friulano e la diminuzione delle presenze turistiche marine e montane impongano un forte bagno di realismo. Va ridato protagonismo all’area friulana, ovvero a un modello imprenditoriale e a una cultura del lavoro che sono stati capaci di fare lo sviluppo dell’intera regione. Vanno tagliati gli sprechi generati dalle illusioni per trovare quelle risorse necessarie da investire sulle imprese, sulla valorizzazione delle competenze dei lavoratori e per dare una prospettiva di lavoro e di vita ai giovani.

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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