Tavola Rotonda "Enti locali e comparto unico da costo a risorsa"

Lunedì 19 Novembre 2012

 
 

Comparto Unico, tra luci ed ombre

 
     

Una fotografia in bianco e nero per il Comparto Unico del Friuli Venezia Giulia: a scattarla è la Cisl di Udine, che proprio stamani ha organizzato un convegno a tema mettendo attorno allo stesso tavolo economisti, amministratori locali e politica, in generale.

Al centro dell’animato dibattito, la manovra di riordino della macchina pubblica, approntata vent’anni fa, ed oggi ancora al palo nella sua attuazione definitiva. E se per il Sindacato, come spiega in apertura dei lavori, il Segretario della Fp Cisl, Nicola Cannarsa, il Comparto Unico rimane un faro nel sistema del pubblico impiego, oggi il rischio è che “quel piano industriale che avrebbe dovuto razionalizzare l’apparato pubblico diventi un miraggio”.

Ecco perché – esorta il Segretario Generale della Cisl dell’Udinese e Bassa Friulana, Roberto Muradore – “chiediamo alla politica di agire in modo consequenziale alla ratio istitutiva del Comparto Unico, avviando finalmente il decentramento dei poteri, delle funzioni e del personale dalla Regione ai territori”. Un monito chiaro che ben riassume le preoccupazioni esplicitate dalla numerosa platea, ovvero che, alla vigilia delle elezioni, la politica resti immobile su quelle riforme che, invece, non dovrebbero essere procrastinate oltre.

Decentramento e mobilità obbligatoria, dunque - per la Cisl - ma anche un vero progetto complessivo di riordino del sistema pubblico finalizzato all’efficacia ed efficienza dei servizi, in un’ottica anche di razionalizzazione delle risorse, peraltro sempre più scarse. In questa direzione va, ad esempio, la proposta, sostenuta anche dall’analisi dell’economista Fulvio Mattioni, di ragionare per area vasta e sulle aggregazioni tra Comuni, che possano contare davvero su funzioni e risorse.

E se la proposta viene in parte accolta dalla politica, i veri distinguo si registrano proprio sull’utilità del Comparto Unico. Tutti d’accordo – Giorgio Brandolin, Alessandro Colautti, Ettore Romoli e Vincenzo Martines – sul fatto che lo strumento com’è oggi inteso proprio non è sostenibile.

“Per quanto mi riguarda – dice senza mezzi termini l’ex presidente della Provincia di Gorizia – il Comparto Unico è una vergogna costosa che non ha portato a risultati”. In sostanza, la manovra – per Brandolin – ha pagato da subito il non avvio della riforma della PA ed oggi continua a scontare la mancata volontà di decentrare funzioni e personale.

Ancora più drastico il Sindaco Romoli, che definisce il Comparto Unico un’utopia e affonda: “Un legislatore coerente dovrebbe dichiarare il fallimento di questa esperienza, un errore che va abolito”.

Più cauto il consigliere pidiellino Colautti che richiama la politica ad individuare una volta per tutte l’assetto istituzionale che si vuole dare e da lì cominciare a ragionare anche di come rendere più efficiente il Comparto.

Quest’ultimo salvato dal vicesindaco di Udine, Martines, che però invita a recuperare lo spirito iniziale dell’operazione, ovvero la devoluzione. “I Comuni – esorta – devono poter iniziare ad occuparsi davvero di sviluppo territoriale, contando su deleghe robuste ed incisive, personale, e sulla possibilità di poter gestire risorse e passando per tavoli concertativi con la Regione e i Sindacati”.

Mariateresa Bazzaro - Ufficio Stampa Cisl Fvg

 
 

Martedì 20 Novembre 2012

 

«Il comparto unico in Fvg ha fallito»

In tredici anni costi addizionali per 364,5 milioni, il 55,6% per aumenti contrattuali.
Amministratori e sindacati: abrogarlo

Non avrà assolto gli obiettivi per i quali era stato costituito, ma ha avuto il merito di mettere tutti d’accordo: politici, sindacati, economisti. Il comparto unico è stato dichiarato fallimentare, ma non per gli obiettivi che ne avevano ispirato l’attivazione, quanto per la deriva antieconomica che ha assunto nel corso degli anni. «Un legislatore coerente dovrebbe dichiarare il fallimento dell’esperienza comparto unico e prenderne atto – afferma il sindaco di Gorizia e presidente del Consiglio delle Autonomie locali, Ettore Romoli –. È stato un errore, uno strumento che non ha funzionato e che, a questo punto, andrebbe abrogato».

Il tema è stato sviscerato ieri nella sede della Cisl di Udine, prima attraverso i numeri dell’economista Fulvio Mattioni, poi con il dibattito moderato dal direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, al quale hanno partecipato i consiglieri regionali Giorgio Brandolin e Alessandro Colautti, il vicesindaco di Udine Vincenzo Martines, il già citato Romoli e il segretario generale Ust-Cisl Udine Roberto Muradore.

Le cifre di un fallimento. Ad affossare il comparto unico è l’economista Mattioni. Stando ai numeri presentati, tra il 1999 e il 2012, ha prodotto costi addizionali pari a 364,5 milioni di euro, il 55,6 per cento dei quali per aumenti contrattuali non previsti, il 44,5 per cento per la perequazione tra gli enti locali e l’amministrazione regionale (rincorsa salariale). Uno strumento che Mattioni definisce inadeguato «nel dare soluzioni alla necessità di trasferire risorse umane dal centro (amministrazione regionale) alla periferia (enti locali), e alla necessità di avviare il riequilibrio del personale tra province e comuni, e tra comuni grandi, piccoli e piccolissimi».

Brandolin e Romoli concordi. «All’epoca della sua istituzione – ricorda Brandolin – definivo il comparto unico una vergogna. Ero convinto che sarebbe stata soltanto un’operazione costosa priva di risultati. Alla fine le mie previsioni si sono rivelate azzeccate, nonostante tutte le proteste che queste parole suscitarono verso la mia persona». Per Romoli il fallimento del comparto unico è stato determinato «dal mancato trasferimento agli enti locali delle funzioni ipotizzate nel 1998, che avrebbero dovuto accompagnare la nascita del comparto. Un passaggio mai avvenuto, con il “mostro” comparto unico che è comunque rimasto in piedi. La crisi attuale – conclude – ci impone di smettere di inseguire utopie come avvenuto in questi anni nella nostra Regione».

La bocciatura della Cisl. «Da antesignani della riforma del pubblico impiego, siamo rimasti al palo». Il commento è di Nicola Cannarsa, segretario generale della Fp Cisl dell’Udinese e della Bassa Friulana. «Il comparto unico, nel 1998, era stato pensato per rendere più efficienti e qualitativamente più alti i servizi alla cittadinanza. Oggi è rimasto soltanto un miraggio, null’altro che un costo per i cittadini e un’infamia per i dipendenti che lo subiscono». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Muradore: «Con il comparto unico abbiamo sbagliato e dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo. Ciò che chiediamo ora alla politica è di agire in modo consequenziale alla ratio istitutiva del comparto unico, avviando finalmente il decentramento dei poteri, delle funzioni e del personale dalla Regione ai territori». Per il vicesindaco di Udine Martines sarebbe il caso di «recuperare lo spirito che ha portato al comparto unico, e cioè la devoluzione. Gli argomenti del ’98 vanno aggiornati alle esigenze contemporanee».

La riforma degli enti locali. Durante l’incontro si è discusso anche di autonomie locali. Si è partiti da una proposta di Mattioni: dar vita a dieci aree vaste, caratterizzate da dimensioni simili, autosufficienti per dotazione di servizi pubblici e costruite tenendo conto delle identità storiche e culturali dei diversi territori. Colautti, a tal proposito, preferirebbe mantenere i confini delle attuali province, facendole diventare enti di secondo grado. A Martines il concetto di aree vaste va bene, purché dotate di risorse per creare lavoro ed economia. Romoli, ponendo l’accento sulla necessità di salvaguardare le varie identità, è convinto che la classe politica attuale sia incapace di una riforma in questo settore.

Alessandro Cesare

 
 

SPESE

I consiglieri Fvg costano 10,3 milioni

Tra i numeri forniti dall’economista Fulvio Mattioni, ci sono anche quelli relativi ai costi della politica. I 59 consiglieri regionali costano, ogni anno, 10,3 milioni di euro, i quattro presidenti delle Province 242 mila euro, i 218 sindaci dei Comuni del Friuli Venezia Giulia 4,1 milioni di euro.

Sul fronte del personale, quello in capo alle province, nel 2011 è costato 59,3 milioni di euro, quello dei comuni 405 milioni di euro, meno 0,4 per cento rispetto al 2010. Infine l’indebitamento degli enti locali: 234 milioni è la quota di debito totale per le province in Friuli Venezia Giulia nel 2011, 1 miliardo e 706 milioni di euro quella per i comuni.

 
 

Martedì 20 Novembre 2012

 

«Comparto unico, spreco vergognoso»

Amministratori e sindacati bocciano la norma del pubblico impiego rimasta incompleta.
In 12 anni spesi 364 milioni di euro.

In-so-ste-ni-bi-le. Lo dicono a destra e a sinistra, sindaci e consiglieri regionali, in casa della Cisl. «Un fallimento», dice Ettore Romoli. «Una vergogna costosa», aggiunge Giorgio Brandolin. Parlano del comparto unico, la riforma del pubblico impiego che, concordano tutti al convegno promosso dal sindacato, ieri a Udine, non ha accompagnato l’incremento degli stipendi negli enti locali a livello dei colleghi regionali con il decentramento delle funzioni e la mobilità del personale. Luci e ombre, per dirla politically correct.

Nicola Cannarsa, segretario della Cisl Fp, parla di comparto unico come di «faro del sistema del pubblico impiego». Ma aggiunge: «Il rischio è che il piano industriale che avrebbe dovuto razionalizzare l’apparato diventi un miraggio». A inchiodare le lacune post-riforma sono i numeri prodotti dall’economista Fulvio Mattioni. I costi, innanzitutto: 364,5 milioni di euro (tra il 1999 e il 2012), il 55,6% per aumenti contrattuali che, citando l’accordo del luglio 2001 tra giunta e sindacati, Mattioni spiega «non avrebbero dovuto esserci», e il 44,4% per la perequazione, vale a dire la «rincorsa salariale» dei dipendenti comunali verso i regionali. E ancora, nella relazione dell’economista, spuntano i numeri al ribasso della mobilità collettiva: solo 16 dipendenti mobilitati per il trasferimento di funzioni burocratiche alle Province (legge 24 del 2006) e altri 176 dipendenti del collocamento del lavoro dalla Regione alle Province per atto obbligato dallo Stato fin dal 1996. Mediamente, fa sapere ancora Mattioni, le funzioni trasferite valgono meno di 27 milioni annui dal 2007 al 2011. Di qui, in sintesi, «l’inadeguatezza a dare soluzione alla necessità di trasferire risorse umane dal centro alla periferia e ad avviare il riequilibrio del personale tra Province e Comuni e tra Comuni grandi, piccoli e piccolissimi».

Ma l’indagine commissionata dalla Cisl svela anche i costi degli enti locali. Rende noto per esempio che i dieci consiglieri regionali che dovrebbero essere tagliati dalla legge di riduzioni degli eletti in piazza Oberdan costano 1,75 milioni a fronte di una spesa appena superiore (1,8 milioni) per ben 130 sindaci di comuni fino a 3mila abitanti. E ancora, chiede Mattioni, «è meglio tenersi i 47 sindaci e le 47 giunte dei comuni fino a mille abitanti, costo lordo annuo di 0,97 milioni, o 6 consiglieri regionali, costo 1,05 milioni?». Non mancano le tabelle sulle uscite per il personale, che risulta sotto controllo nei Comuni (-0,4% nel 2011 rispetto al 2010, -6,5% in quelli piccoli), ma non a Trieste (con i suoi 2.719 addetti sui 10.258 totali pesa il 25,4% della spesa comunale in Fvg) e nelle Province (+34,5% nel periodo 2007-2011). Con conseguenze sul debito che, sempre nelle Province, tocca i 234 milioni di euro nel 2011 (+13,2% sul 2007, +1,3% sul 2010), mentre nei Comuni è di 1.707 milioni nel 2011 (1.730 nel 2010). Mattioni chiude con una proposta: 10 aree vaste di 100mila abitanti ciascuna gestite da altrettante aggregazioni comunali, con l’obbligatorietà della mobilità collettiva del comparto e un riequilibrio della distribuzione del personale. Sollecitazioni che il segretario della Cisl Udinese e Bassa friulana Roberto Muradore indirizza alla politica: «Agisca in modo consequenziale alla ratio istitutiva del comparto unico, avviando finalmente il decentramento dei poteri, delle funzioni e del personale dalla Regione ai territori».

Decentramento e mobilità obbligatoria, dunque, ma anche un vero progetto complessivo di riordino del sistema pubblico finalizzato all’efficacia e efficienza dei servizi, in un’ottica anche di razionalizzazione delle risorse, peraltro sempre più scarse. Tutti d’accordo – Brandolin e Romoli, ma anche il consigliere regionale del Pdl Alessandro Colautti e il vicesindaco di Udine Vincenzo Martines – sul fatto che lo strumento com’è oggi inteso non è più sostenibile. «Per quanto mi riguarda – dice senza mezzi termini l’ex presidente della Provincia di Gorizia – il comparto unico è una vergogna costosa che non ha portato a risultati». Ancora più drastico Romoli, che definisce la riforma un’utopia e affonda: «Un legislatore coerente dovrebbe dichiarare il fallimento di questa esperienza, un errore che va abolito».

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