Tavola Rotonda "Manifatturiero - Economia reale del Friuli"

Venerdì 07 Novembre 2008

 
 

COMUNICATO STAMPA

 
 

Ieri mattina una tavola rotonda tra politica, sindacato ed industria

LA CISL DI UDINE SI INTERROGA SUL MANIFATTURIERO FRIULANO

La crisi c’è, ma anche gli strumenti per affrontarla. Rimboccandosi le maniche.

 
     

L. Ciriani

 
 
 

A. Valduga

 
 
 

M. Cappellin

 
 
 

P. Fontanini

 
 
 

P. Menis

 

La crisi di quest’ultimo periodo non ha risparmiato neppure il manifatturiero friulano, ma ci sono anche gli strumenti per affrontarla, purchè ci si rimbocchi le maniche, si arrivi ad un patto per lo sviluppo condiviso, si recuperi la fiducia e ciascuno faccia la propria parte, senza tirarsi indietro.

E’ quanto emerso ieri nel corso della tavola rotonda organizzata dalla Cisl di Udine, ormai appuntamento annuale per discutere del futuro di quell’industria manifatturiera, cuore pulsante dell’economia friulana, con l’81,2% dei circa 130mila addetti del comparto attivi tra Udine e Pordenone e l’80,5% dei circa 6,2 MD di euro di VA manifatturiero realizzato tra le due province, in particolare dalla piccola impresa (così il 48,2% del reddito). Un settore - quello manifatturiero - che sconta, dunque, la crisi e che ha bisogno di ricette per ripartire.

Ripartire - come sempre - dal territorio e dai suoi soggetti ha esordito il segretario della Cisl di Udine Roberto Muradore: “Le politiche industriali si costruiscono con il contributo di idee e la condivisione, magari anche attraverso un luogo fisico, una sorta di “pensatoio” in cui si monitorino le situazioni, dei soggetti istituzionali, economici e sociali del territorio: la Provincia, in questo, può e deve svolgere un ruolo di coordinamento affinché la comunità friulana pensi e realizzi il proprio futuro”.

Poi, le soluzioni economiche e finanziarie. “Noi - ha detto l’assessore regionale alle attività produttive Luca Ciriani - ci stiamo impegnando per mettere a disposizione tutti gli strumenti per attivare linee di credito alle imprese, ma c’è bisogno che tutti credano in un sistema economico qual è quello del Friuli-Venezia Giulia che ha sempre dimostrato di saper tenere nelle situazioni di crisi generalizzata”. E ha aggiunto: “Friulia, per esempio, negli anni è stata trasformata in qualche cosa che non serve al sistema industriale: non ci occorre una banca, ma un organo che stia vicino alle imprese”.

E se per l’assessore la crisi del manifatturiero è la crisi del sistema economico italiano “causata dalla tassazione delle imprese, dai costi del lavoro e dell’energia che sono lievitati e a fronte dei quali la Regione può fare purtroppo ben poco”, per il Presidente di Confindustria Fvg Adalberto Valduga la ripresa, così come il recupero della produttività non possono che venire anche dall’interno delle stesse fabbriche. A detta del numero uno degli Industriali, infatti, serve ripartire anche dalla fiducia, dalla partecipazione dei lavoratori ai processi dell’azienda, valorizzando ancor di più i punti di forza come, ad esempio, l’export che continua a far registrare prestazioni assolute. “E’ vero - commenta Valduga - la cig è in aumento esponenziale, temo un anticipo delle ferie di dicembre ed il punto davvero critico sarà a metà gennaio quando vedremo la situazione degli ordini, ma questa crisi, per quanto grave, può essere recuperata”.

Eppure - secondo l’economista Fulvio Mattioni, che però ha invitato all’ottimismo - le previsioni sono tutt’altro che rosee: stando, infatti, ad Unioncamere e all’Istat sia l’economia sia l’industria saranno destinate a decrescere, la prima dello 0,1% in entrambi gli anni, la seconda tra l’1,7% e lo 0,9% con relativo calo del lavoro e degli investimenti. Eredità - stando sempre alla relazione introduttiva di Mattioni - anche del quinquennio 2003-2007 quando il trend del reddito industriale ha visto il Fvg posizionarsi al 14° posto della graduatoria regionale con un -1,8% a fronte della media nazionale al + 1,8% e del Nordest (+ 5,6%).

Ripartire dalle aziende e, quindi - per il segretario regionale della Cisl Maurizio Cappellin - anche da un rinnovamento delle relazioni industriali ferme a un modello tradizionale incapace ormai di apportare chiari benefici per i lavoratori e le stesse imprese. Di qui, per il sindacalista cislino - la necessità di puntare anche per il rilancio delle pmi del manifatturiero proprio sulla contrattazione di II livello perché, non solo “se cresce la produttività cresce anche la retribuzione, ma anche perché così si va a rafforzare il contratto nazionale”.

E, poi, la questione dei distretti, “forse non più la scelta giusta, meglio privilegiare le filiere produttive” e il problema delle nuove delocalizzazioni, ma anche l’esigenza - riportata dal consigliere regionale per il PD Paolo Menis - di uno snellimento della burocrazia a vantaggio delle imprese e la capacità di valorizzare meglio le esperienze di successo nate dalla capacità concreta di fare sinergia, oltre - ha aggiunto il Presidente della Provincia Pietro Fontanini - una migliore efficienza della rete infrastrutturale, soprattutto nella zona della Bassa friulana che può vantare nella ZIAC una delle migliori espressioni industriali con grandissime potenzialità.

 

Mariateresa Bazzaro
Ufficio stampa Cisl Fvg

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