Il Gazzettino

Domenica 29 Dicembre 2013

 

Trovato senza vita nel garage di casa. Aveva partecipato a tutte le azioni sindacali

Teme il licenziamento, si uccide

Lavorava alle Latterie Friulane dove sono a rischio 100 dei complessivi 185 posti di lavoro

Lutto, con le luci di Natale accese, in Friuli. Lutto per il suicidio di Giuseppe Bassi, 54 anni, una compagna, l’amore per il suo lavoro. Lutto per chi, a ragione o a torto, diventa suo malgrado il simbolo degli esiti di una crisi, economica, ma soprattutto sociale, che non risparmia più nessuno. Né imprenditori né operai. Una tragedia, non la prima in questo 2013 che si avvia alla fine, impossibile da commentare.

Da 20 anni attivo come manutentore in seno al Consorzio delle Latterie Friulane di Campoformido, un centro della prima periferia di Udine, Giuseppe tiene duro quando sente che il suo posto di lavoro è in pericolo. Ci sono cento esuberi su 185 posizioni, nell’azienda in cui opera. Viso magro e rugoso, occhi tristi, pieni di rabbia ma anche di speranza. Partecipa coi colleghi agli scioperi, ai sit-in, ai volantinaggi. La sua, quella disputata lungo la statale Pontebbana, non è guerra personale: è di tutti. Un carico forse troppo pesante; o forse quella goccia che fa traboccare un vaso già colpo. Di incertezze, di mancanza di diritto, di dignità, di un posto di lavoro che non ti faccia sentire “uomo in trappola”, ricattabile. Non libero di decidere.

Così è finita la vita di Giuseppe, che abitava a Godia, una frazione di Udine ancora agricola, dove si festeggia la patata, e dove la ruralità e l’attaccamento alla campagna la fanno da patrone, contro ogni globalizzazione. E’ stato trovato esanime nel garage di casa. La sua morte sconvolge una vertenza sentita, quella di Latterie Friulane, in fase reale di cessione all’emiliana Granarolo, che comporta il licenziamento annunciato di 100 addetti diretti.

Una ferita grave. Ma il sindacato, lo stesso che da mesi chiede giustizia e tutela per l’occupazione, e per la stessa filiera lattiero-casearia del Friuli Venezia Giulia, non asseconda il dito puntato contro i vertici del Consorzio, da alcuni individuato come “responsabile” della morte di Bassi: “la crisi, e il disagio sociale che ne deriva, sono certo una concausa in fatti come questi, che toccano il cuore di tutti e che sono trasversali, andando a interessare imprenditori e dipendenti, allo stesso modo - dice Roberto Muradore, segretario provinciale di Udine della Cisl -; gesti tanto estremi sono legati, in ogni caso, al vissuto personale di ogni individuo, che non devono essere strumentalizzati, né giudicati. Ma solo rispettati, nella consapevolezza che le profondità dell’animo umano restano private e insondabili”.

Paola Treppo

 
 

Domenica 29 Dicembre 2013

 

«Non strumentalizzare»

Il compianto di Muradore, Guerra e Menis

Vicini alla famiglia di Bassi, ai suoi amici e ai colleghi, le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil, che invitano la comunità a non puntare il dito contro qualcuno, giudicandolo responsabile "diretto" della tragedia. «La crisi, e il disagio sociale che ne deriva, sono certo una concausa in fatti come questi, che toccano il cuore di tutti e che sono trasversali, andando a interessare imprenditori e dipendenti, allo stesso modo - dice Roberto Muradore, segretario provinciale della Cisl -, ma gesti tanto estremi sono legati, in ogni caso, al vissuto personale di ogni individuo, che non devono essere strumentalizzati, né giudicati. Ma solo rispettati, nella consapevolezza che le profondità dell’animo umano restano private, insondabili, misteriose. Sfuggono a ogni definizione. È importante, in questo difficile momento economico e sociale, non cedere alla retrocessione culturale: la dignità è quello che ci resta. Non imbarbariamoci».

Dello stesso avviso Pierpaolo Guerra, della UilaUil Fvg e Giacinto Menis, segretario Fvg Uil: «Siamo vicini alla famiglia di Bassi, cui vanno le nostre più sentite condoglianze. Era uno di noi, ha partecipato con passione e convinzione alle manifestazioni promosse a tutela di Latterie. È difficile aggiungere altro. Siamo rimasti attoniti, senza parole».

 
 

Lunedì 30 Dicembre 2013

 

«Si fermi la rabbia, è il tempo del silenzio»

Dura la risposta di Muradore (Cisl) a quanti vogliono escludere l’azienda dai funerali

«La mancanza di lavoro e la crisi economica e sociale è una situazione collettiva che alimenta l’angoscia, l’ansia, che toglie la speranza – afferma Roberto Muradore, segretario generale della Cisl di Udine e può indurre chi è più fragile a commettere gesti estremi come il togliersi la vita. Dire però - aggiunge – che la causa di un suicidio sta solo nella possibilità di perdere il lavoro significa, a mio avviso, mancare di rispetto alla complessità dell’animo umano. Ritengo invece sia una concausa, collettiva e personale».

Muradore censura duramente la posizione di alcuni lavoratori che appresa la notizia del suicidio di Giuseppe Bassi sabato mattina si erano lasciati prendere dalla rabbia ed esacerbando i toni dello scontro, presto rientrati, in un primo momento avevano “invitato” i vertici della cooperativa a star lontani il giorno dei funerali. «Dire che l’azienda non può partecipare ai funerali è una volgarità che non rispetta la profondità dell’animo umano - chiosa –. Quando ci si trova dinnanzi alla morte, come in questo caso, ci vogliono silenzio – aggiunge Muradore - e rispetto per il dolore. Non c’è spazio per altro».

Chiamato anche lui a spendere qualche parola sulla tragica fine del lavoratore di Latterie Friulane, Pier Paolo Guerra, referente territoriale di Uila Uil, fatica a parlare. «È il momento del cordoglio, delle più sentite condoglianze ai famigliari di Bassi. Il suo gesto è stato per noi come un fulmine a ciel sereno, mai avrei immaginato saremmo potuti arrivare a tanto e non vorrei che ora la situazione divenisse ancor più esasperata».

 
 

Giovedì 02 Gennaio 2014

 

Un lungo applauso per l’addio a Giuseppe

In centinaia martedì ai funerali del dipendente delle Latterie e presidente Fulgor.
Il parroco don Bottos ai colleghi: difendete il vostro lavoro in modo responsabile

Un lungo infinito applauso per dirgli ciao. Fuori e dentro la piccola chiesetta di Godia. Un applauso – generalmente poco di casa nei luoghi di culto – stavolta voluto dal parroco don Olivo Bottos. Così, in centinaia, martedì pomeriggio hanno partecipato ai funerali di Giuseppe Bassi, il 54enne udinese che venerdì scorso si è tolto la vita nel garage della sua casa, arresosi allo schiacciante timore di perdere l’occupazione alle Latterie friulane.

In paese si sono ritrovati parenti, amici, compagni di lavoro e di sport per dirgli l’ultimo, commosso, addio. Con gli stessi occhi bassi, velati di lacrime a stento trattenute. Con la stessa voglia di stringersi l’un l’altro in cerca di conforto, di una spiegazione per un gesto tanto disperato e definitivo, ma anche di un appiglio per trovare un barlume di speranza con cui guardare all’anno nuovo. Erano talmente tante le persone presenti che non tutte sono riuscite a guadagnare l’interno dell’edificio sacro, gremito in ogni suo ordine, accontentandosi di strada e sagrato. Attorno al fratello e alla compagna di Bassi, entrati in chiesta sostenendosi l’un l’altra dietro al feretro, si è stretta l’intera comunità di Godia, con in testa l’associazione sportiva Fulgor che, in memoria del suo presidente, ha fatto indossare ad alcuni atleti la divisa. Un segno di appartenenza che hanno vestito con orgoglio anche i lavoratori di Latterie friulane.

A Godia sono arrivati tutti, con la mente ancora fissa al ricordo del presidio di qualche giorno fa, quando con loro c’era ancora Giuseppe. Preoccupato sì, ma non tanto – in questi giorni lo hanno ricordato a più riprese - da far solo lontanamente sospettare un epilogo così tragico. Una tragedia che si lega strettamente alla crisi e alle difficoltà del mercato del lavoro tanto da richiamare alle esequie il sindacato, presente in forze con i suoi leader – per Cgil il segretario regionale Franco Belci, per Cisl quello provinciale Roberto Muradore – e con tanti segretari (e no) di categoria.

Alla comunità di Godia, si sono uniti anche i sindaci di Udine, Furio Honsell, e di Campoformido, Andrea Zuliani, così come l’arcivescovo della città, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, il quale non potendo intervenire di persona ha fatto arrivare un messaggio, letto in apertura della funzione da don Olivo.

«Desidero – ha scritto Mazzocato – essere spiritualmente presente alla Santa Messa di suffragio per il nostro fratello Giuseppe Bassi. Gli siamo vicini in silenzio rispettoso e facendogli dono della nostra preghiera che ci permette di accompagnarlo anche oltre il passo della morte, fin davanti a Dio, padre di tutti. Solo Dio – ha proseguito l’arcivescovo – vede in questo momento le profondità del cuore di Giuseppe che a noi non era possibile capire fino in fondo. Solo Dio, con la sua misericordia infinita, comprende perché le vicende della vita possano diventare un carico troppo pesante per il cuore di un uomo e spezzare l’ultimo filo che lo tiene ancorato a questa vita terrena».

Un mistero per don Olivo, che nell’impossibilità di spiegare un gesto così drammatico si è rifatto alla tragedia greca. Alla maschera. «L’attore la usava per dar corpo al personaggio, ma la maschera, di fatto, ne copriva il volto, lasciandocelo sconosciuto, preservandone il mistero, una componente che c’è in ognuno di noi». Il parroco ha poi incoraggiato i compagni di lavoro di “Bepi”. «Continuate a crederci, ad aver voglia di difendere il vostro lavoro. Siate presenti, responsabilmente, anche nel suo nome». Don Olivo ha infine rinnovato l’appello al dialogo: «Ai suoi cari, Giuseppe aveva lasciato un messaggio di solitudine. Per questo vi invito a dire ciò che avete dentro, a confrontarvi, a parlare», ha concluso il parroco per poi rivolgersi ancora una volta ai famigliari di Bassi, al fratello, alla campagna, e chiedere, nel mezzo della funzione, un applauso. Risuonato forte, caloroso, presente. Per ricordare Giuseppe, ma anche per dire, una volta in più ai suoi cari, “non siete soli”.

Maura Delle Case