La Vita Cattolica

Mercoledì 06 Aprile 2016

 

«Tradito il bene comune»

L’indagine sui contributi all’Aussa Corno fa riflettere. Anche sull’impiego dei fondi negli altri Consorzi che di fatto non hanno creato il lavoro atteso

Basta ud dato a far riflettere chi pone al centro dell’azione politico-amministrativa il bene comune. Erano attesi 100 mila posti di lavoro dall’implementazione dei 91 milioni di euro di fondi pubblici erogati ai Consorzi che gestiscono le 10 aree industriali della regione. 100 milioni negli ultimi 5 anni. Sapete quanti posti hanno attivato? Poco più di uno ogni tre, per la precisione 37 mila.

«È un tradimento. E non solo di fiducia», sentenzia Roberto Muradore, segretario della Cisl, che proprio a San Giorgio di Nogaro aveva organizzato un convegno su questi temi, fra gli altri con Fulvio Mattioni. «È come dire – aggiunge “e poi mi taccio” – che i friulani hanno perso tutta la virtuosità dimostrata ai tempi della ricostruzione del Friuli dopo il terremoto, 40 anni fa».

Come già il lettore saprà, la Guardia di finanza ha ipotizzato, relativamente ad uno di questi consorzi, l’Aussa Corno, un danno erariale di 21,7 milioni di euro per il quale ha indagato 23 persone, gli ex vertici del Consorzio più il dirigente regionale che aveva il compito di vigilare sulle risorse pubbliche impiegate per lo sviluppo di Porto Nogaro. L’indagine è della Procura regionale della Corte dei Conti di Trieste. È già in corso, come noto, la procedura di liquidazione del Consorzio e, secondo alcune indiscrezioni, il liquidatore Marco Pezzetta avrebbe chiesto ai giudici fallimentari lo stato di insolvenza che potrebbe aprire agli ex vertici della Ziac la ben più grave accusa di bancarotta fraudolenta. Il buco di bilancio ammonterebbe a circa 75 milioni di euro. La distrazione di 10,9 milioni di euro, percepiti dall’ente consortile per le opere portuali, costituisce la voce più significativa tra quelle segnalate dalle Fiamme Gialle friulane.

L’Aussa Corno ha 2.500 occupati (dati del giugno 2014) contro i 17 mila preventivati; la Zona industriale udinese 3.083 su 10 mila: sono alcuni dei dati che abbiamo ricavato dallo studio dell’economista Mattioni elaborato per conto della Cisl. Tra l’altro, solo l’80 per cento dei terreni disponibili è stato utilizzato, il 44,8 per cento destinato ad aziende. Sono mezze libere Ziu (Udine) e l’Aussa Corno, buona, invece, la copertura di Cipaf e Cosint. A due anni fa, erano 1.478 le imprese attive nei Consorzi industriali, con 37.266 addetti di cui 25.714 nel manifatturiero. Dal 2009 si sono persi 5.278 posti di lavoro.

Riflette Muradore: «L’obiettivo dei 100 mila occupati probabilmente era troppo ambizioso e, in ogni caso, ha patito la crisi del manifatturiero che, da circa 10 anni di difficoltà, solo in questi mesi sta riemergendo». Però, secondo il dirigente della Cisl, insieme all’acqua sporca non va buttato anche il bambino. «Lo sviluppo industriale della nostra regione è stato aiutato e regolato proprio dai Consorzi industriali. Non c’è, in Friuli, quella disseminazione di capannoni che vediamo nel Veneto. Capannoni in gran parte da abbattere, secondo i più recenti orientamenti di quella regione».

Confermando «piena fiducia nel lavoro della magistratura e nel suo impegno a fare luce su ogni aspetto relativo alla gestione della Ziac», la presidente della Regione, Debora Serracchiani, ha sottolineato che «l’attuale Giunta regionale ha svolto tutti i compiti di sua competenza, costruendo la cornice giuridica, reperendo risorse, risolvendo molti problemi del personale e delle imprese, e prendendo in carico su di sé i patti territoriali. Ciò nell’interesse di tutta l’economia del Friuli-Venezia Giulia, per la quale l’area dell’Aussa Corno rappresenta un potenziale eccezionale». «Un bacino industriale-portuale così importante – ha concluso Serracchiani –, non deve veder minimamente pregiudicate le sue prospettive di sviluppo». Pertanto gli investimenti sull’area «sono e saranno confermati».

Roberto Muradore
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