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Il Friuli

Venerdì 10 Giugno 2016

 

Tre mosse per salvare le pensioni dei friulani

Per Ennio Toniutti (Cisl) si deve puntare sull’integrativo privato, sulla separazione tra previdenza e assistenza e sulla ripartenza del Fondo integrativo regionale.

Due misure nazionali e una regionale per mettere in sicurezza le pensioni dei friulani. Per Ennio Toniutti, segretario generale della Cisl Pensionati di Udine e Bassa friulana, l’ambulanza per la previdenza corre su tre ruote. Un tema, questo, sul quale si è discusso recentemente in un convegno a Tolmezzo organizzato proprio dalla Cisl e durante il quale è stata presentata la ‘fotografia’ della situazione del Fvg sul fronte pensionistico. “Per il futuro - spiega Toniutti – è necessario stabilizzare il sistema e ciò si ottiene con tre passi”.

Andiamo con ordine. Qual è il primo passo da compiere? “E' necessario far decollare finalmente l’integrativo privato, quello che è il piede più importante per il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo puro. In Fvg come in Italia, finora l’accesso è stato molto basso. Il tempo è passato e si è persa un’importante occasione. Questa situazione è dovuta a diversi fattori. Da una parte, ha pesato l’ingordigia delle assicurazioni, che hanno osteggiato i fondi pensione contrattuali. Se questi fossero sul mercato, inoltre, toglierebbero una fonte di guadagno alla finanza, facendole perdere peso e potere. Ma ha giocato anche il fatto che tanti lavoratori continuino a pensare che la parte pubblica sia terza rispetto a loro. Dall’altra parte, c’è stato lo sbarramento di difesa degli imprenditori, specie i medio piccoli, per il mantenimento del trattamento di fine rapporto in azienda, dal momento che questo rappresenta una forma di prestito a basso costo. Infine, ha pesato anche l’aggravio nel 2014 del trattamento fiscale su questa forma di previdenza, che ha inciso sul rendimento del capitale rendendolo poco interessante”.

Tuttavia, questa è una delle gambe su cui devono camminare le pensioni. Cosa fare rispetto all’altra, ovvero il sistema pubblico? “Per farlo diventare sostenibile, è necessario separare la previdenza dall’assistenza. L’assegno sociale è un grosso costo, anche se le sole integrazioni al minimo non sono così pesanti. Sotto questo capitolo, però, non devono rientrare le pensioni di reversibilità. Tutto rimane vincolato, comunque, alla ripartenza del lavoro. In questo caso, il sistema tornerebbe subito ad arricchirsi”.

Terzo passo? “Far ripartire il fondo integrativo regionale, già approvato e per il quale sono stati stanziati 2 milioni di euro. Stava entrando a regime, ma è stato bloccato da questa giunta. Tale fondo permetteva di costruire già da giovani posizioni previdenziali positive e di coprire eventuali buchi. Nulla di nuovo: in Veneto funziona già da vent’anni. Peccato, avrebbe preso piede”.

Uno dei problemi dell’Inps è rappresentato dalla fusione con l’ex Inpdap... “E' vero, la parte riguardante i dipendenti pubblici, diversamente da quella dei dipendenti privati, non è in equilibrio. Questo perché lo Stato (ma non gli enti territoriali) non ha mai versato la propria parte di contributi, considerandoli una partita di giro, facendo mancare così i soldi. Insomma, lo Stato si è comportato da evasore contributivo. Analogamente, però, non ha fatto lo stesso ragionamento sull’Irpef, che va a ridurre il vero reddito del pensionato di almeno il 20 per cento, In questo modo ha creato un’immagine ‘pesante’ della situazione così da poter dire poi ‘devo intervenire per far abbassare il costo delle pensioni”.

E’ l’unico motivo della situazione difficile in cui versa il sistema pensionistico? Il sistema oggi versa in difficoltà anche perché negli ultimi 30 anni il patrimonio degli istituti è stato utilizzato male e con disattenzione, senza considerare che gli utili sono stati usati per pagare la cassa integrazione in deroga, per gli esodati e per coprire parte del debito pubblico”.

Cosa dovrebbe fare, invece, lo Stato? “Stare fuori dal sistema e costruirne uno per l’assistenza da mettere in conto alla fiscalità generale”.

Cosa la preoccupa di più in regione? “Sicuramente la provincia di Udine. In Fvg abbiamo tre realtà molto diverse tra loro. L’Isontino e la provincia di Trieste non rappresentano un problema e non lo rappresenteranno in futuro, dal momento che il pubblico e il ‘parapubblico’ sono una parte importante. Il Friuli occidentale, dal canto suo, è molto legato alla grossa industria che, nonostante le difficoltà passate, sembra non dover soffrire ancora, dal momento che è stata trovata la ‘medicina’ per l’equilibrio. La situazione è più difficile nel resto della regione, dove c’è una grossa industria trainante. E’ vero, ci sono alcune realtà, ma non bastano. Inoltre il turismo singhiozza, specie in montagna, e il terziario non fa scintille. C’è di cui proccuparsi”.

In media, le pensioni in Fvg sono più basse sia rispetto al Nord , sia rispetto al Paese... “Questo accade perchè in Fvg c’è un numero consistente di autonomi, che versano meno contributi. Parlo di artigiani, commercianti e agricoltori. Questi ultimi hanno l’assegno mediamente più contenuto. Ve detto che per gli autonomi c’è la possibilità di continuare a lavorare, rinunciando però all’integrazione al minimo”

Ennio Toniutti
Ennio Toniutti
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