Messaggero Veneto

Martedì 23 Settembre 2008

 

IL LAVORO IN PROVINCIA

Trema anche il metalmeccanico

L’allarme del sindacato: cassa integrazione in alcune aziende.
Continua nel Manzanese il momento nero per il comparto della sedia.
Colpo di grazia al tessile con la crisi del Cascamificio di Remanzacco.

Si fa un bel parlare della crisi del distretto della sedia, ma c’è ancora chi si illude che gli altri comparti godano invece di buona salute? Il segretario generale Cisl di Udine, Roberto Muradore, non ne è affatto sicuro, e i numeri recuperati dal sindacalista confermerebbero i dubbi. Alcune aziende metalmeccaniche stanno soffrendo, chiedono aiuto alla cassa integrazione e dimostrano che la crisi sta investendo, oltre al Distretto, anche il Friuli orientale e l’udinese.

«Si dice che il metalmeccanico sia trainante, ma se andiamo a indagare la situazione di alcune grosse aziende del cividalese scopriamo che la Cga e un’altra azienda, su 240 dipendenti complessivi, hanno mandato fuori quest’anno per ristrutturazione 50 lavoratori, ora in cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs) o in mobilità. Un’altra ditta della stessa zona, su 40 dipendenti ne ha ben 25 in cassa integrazione guadagni straordinaria (cigo), per calo di ordini e crisi di mercato. In attesa della ripresa, e chissà se mai ci sarà».

A soffrire, dunque, non sono solo le piccole e medie imprese: «Non c’è settore che si può chiamare fuori dalla difficoltà del mercato - prosegue Muradore -; nessuno può dormire sonni tranquilli, perché prima tocca ai piccoli e, attraversando le realtà medie, la crisi arriva ai grandi».

I dati forniti dalla Cisl udinese - parziali ma indicativi della situazione attuale perché riferiti a questi mesi - si estendono all’andamento dei settori commercio, legno e tessile. «Nel Manzanese tre aziende del legno, tra le quali la Calligaris, hanno in cassa integrazione 148 dipendenti su 675, a causa della chiusura di reparti o per ristrutturazione. Il tessile, poi, già era un settore poco brillante, il colpo di grazia l’ha dato la difficoltà del cascamificio di Remanzacco, con la perdita dei 26 posti di lavoro». Nell zona di Udine difficoltà anche per il commercio con quattro grosse aziende, tra le quali Panorama, che hanno messo in mobilità 58 lavoratori su 342.

Una visione forse troppo catastrofistica o la realtà con cui fare i conti? «Questa purtroppo è la situazione attuale, e impone che tutti, e non solo la politica, pensino e facciano qualcosa per il manifatturiero e per l’industria». Anche secondo la Cgil il comparto siderurgico avrà presto un rallentamento: «non basta dire che Fantoni e Danieli vanno bene - riferisce il segretario Glauco Pittilino -, quando sappiamo che presto entreranno i competitor stranieri». Il manifatturiero invece è ormai maturo, e a salvarlo non c’è neanche un’azienda trainante.

E se i sindacati intravedono un futuro poco roseo, le associazioni di categoria mantengono un atteggiamento propositivo, suffragati da alcuni, seppur timidi, segnali di ripresa. Nel comparto artigiano, ad esempio, - riferiscono da Confartigianato - si registrano in provincia di Udine 221 unità in più di forza lavoro rispetto all’anno precedente, e un aumento di oltre 500 dipendenti; dato che contrasta però con il numero dei titolari, passati da 18.318 del 2006 ai 18.579 del 2007. In particolare il Medio Friuli rappresenta, secondo Confindustria Udine, un’area con un forte tasso di occupazione: «Anche di fronte a situazioni di difficoltà - si legge in una nota dell’associazione - il mercato del lavoro offre degli stabilizzatori, consentendo la ricollocazione dei lavoratori; all’interno delle nuove assunzioni la presenza dell’industria incide per circa un terzo». «Da anni le associazioni di categoria dicono il contrario - taglia corto Pittilino -: la crisi invece è chiara, ed investe tutti i settori».

Rosalba Tello

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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