Messaggero Veneto

Venerdì 29 Aprile 2016

 

Un esercito di 100 mila lavoratori “fantasma”

È la somma di disoccupati, scoraggiati nella ricerca di impiego e sospesi
La provincia che perde più dipendenti è Udine, a Pordenone mini-ripresa

Dalla crisi il Friuli Venezia Giulia eredita un esercito di quasi 100 mila lavoratori inutilizzati. Somma dei 43 mila disoccupati, di quasi 40 mila scoraggiati, e di 13 mila sospesi dal lavoro. Totale: 95 mila persone, il 16,5% delle disponibili a lavorare. A prendere la calcolatrice per cercare di assegnare un valore a questa folta platea è ancora la Cisl di Udine che oggi a San Giorgio di Nogaro si prepara a fare un passo in più. Convinta – com’è il suo segretario generale Roberto Muradore – che sia più necessaria che mai un’azione di forte rilancio del lavoro capace di integrare e rafforzare le iniziative nazionali. Più che mai urgente se si guardano i dati che ancora una volta ha messo in fila per la Cisl l’economista Fulvio Mattioni.

Un pugno allo stomaco se si pensa che dietro quei numeri ci sono persone e c’è un pezzo d’Italia che fino a qualche anno fa del Paese era una delle locomotive. Oggi deve invece fare i conti con un importante stock di lavoro inutilizzato che dai primi anni 2000 a oggi è cresciuto in modo esponenziale: nel 2004 i lavoratori che si trovavano in questa condizione erano 44.653, oggi sono 95.579. In Fvg gli occupati dal 2004 al 2015 sono passati da 499.495 a 495.550, decresciuti di 3.945 unità, ma se si zooma sul periodo 2008/2015 lo scotto è stato ben più alto, gli occupati sono diminuiti infatti di 22.926 posti (-4,4%). Perdita che Mattioni rende più apprezzabile considerando le variazioni sul regime orario: i full-time crollano di 22 mila unità dal 2004, addirittura di 33 mila (-7,6%) durante la crisi. Crescono invece i part-time – nella maggior parte dei casi subiti, non scelti –, di 25 mila unità dal 2004 (+36,4%) e di 10 mila dal 2008. L’andamento dell’occupazione nel 2015 pone il Fvg in controtendenza rispetto all’Italia. Al timido +0,8% nazionale, la regione oppone un saldo positivo sì, ma di appena lo 0,1%. Trainato da Trieste (+2.291) e Pordenone (+2.137) chiamate a riequilibrare le pesanti perdite della provincia di Udine che paga il prezzo più caro: nel 2015 perde 3.714 occupati (ben 17 mila nel corso della crisi).

Guardando alle classi di età, sono i giovani e giovanissimi coloro che patiscono di più, rimasti letteralmente tagliati fuori dal mercato del lavoro in questi ultimi anni. Dal 2008 al 2015 gli occupati tra i 15 e i 24 anni sono calati di 9.725 unità (-33,2%), tra i 24 e i 34 di 39.115 (-31,9%), non è esente da contraccolpi nemmeno la classe d’età 35-44 che perde 32.310 occupati (-18.5%) al contrario di quelle successive che mettono a segno incrementi rispettivamente del 17,1% (45-54 anni) 67,9% (55-64) e 83,6% (+ di 65). Nel 2015 infine lo stock dei disoccupati ha superato le 43 mila unità. Di queste 20 mila si sono generate durante la crisi. Da licenziamenti, inattività o ricerca di prima occupazione. Lo studio – seconda puntata della trilogia dedicata dalla Cisl al “Friuli negli anni 2000/2015” – sarà presentato oggi alle 10 in sala consiliare dove a parlare del lavoro in Fvg saranno l’assessore regionale Loredana Panariti, Paolo Mason, segretario di Cisl Udine, e Luciano Bettin della Filca nazionale.

Maura Delle Case

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