Messaggero Veneto

Venerdì 31 Gennaio 2014

 

Una scossa al torpore italiano

di Fulvio Mattioni

La vicenda in corso del gruppo Electrolux ha il pregio di averci svegliati - di soprassalto e pieni di incubi - dal torpore in cui ci ha tenuti una classe dirigente - nazionale e regionale - fortemente impegnata a godersi i piccoli e grandi piaceri della dolce vita che si é regalata. L’Illy del 2003 vedeva un Friuli Venezia Giulia uber alles in Europa nel 2015 e Berlusconi già vedeva realizzata tale condizione per l’Italia ancora diversi anni fa pur essendo sull’orlo della bancarotta. Il governo tecnico che ne è seguito ha svelato la reale situazione finanziaria dell’Italia ed ha adottato una politica di forte aumento di tasse e balzelli facendola gravare sui redditi di lavoro dipendente e sulle imprese. Due, quindi i risultati conseguiti: un miglioramento della finanza pubblica grazie ad un aumento più sostenuto della tassazione rispetto a quello delle spese e una recessione alimentata dal calo continuo dei consumi delle famiglie e dai maggiori costi imposti alle imprese che hanno perso, così, competitività (all’estero) e mercato domestico (quello delle famiglie) rinviando i propri investimenti.

Nessuno ha pensato al governo dell’economia reale e meno che mai ad abbozzare una politica industriale capace di aiutare le nostre esportazioni e l’occupazione. La vicenda Electrolux ci ha aperto gli occhi sulla cruda realtà: l’asprezza del mercato, l’eccessiva dipendenza italiana e regionale da gruppi industriali esterni, il provincialismo delle rappresentanze datoriali che guardano – è il caso di Unindustria Pordenone – ai denari pubblici e comunque degli altri per sanare le crisi anziché anticiparle. Ci sprona, però, anche a capire cosa fare per evitare di offrire salari polacchi ai nostri lavoratori e come sia possibile che la Germania continui a pagare salari tedeschi. Ed anche ad attrezzarci per vivere eventualmente con salari polacchi o brasiliani.

Dove guarda, infatti, Electrolux per realizzare le sue produzioni? Guarda alla Polonia e all’Ungheria (per i costi del lavoro), al Brasile (per i costi ma anche come mercato di sbocco), al Messico e all’Egitto (ancora per i costi). L’Electrolux sarà un caso isolato o no? Qualunque sia la riposta, bisogna predisporre interventi capaci di fare vivere dignitosamente anche le persone che guadagneranno 800/900 euro mensili di modo ché siano in grado di comperare i beni e servizi che prima acquistavano con un salario del 20, del 30 o del 40 per cento più alto. Come possiamo difendere il loro potere di acquisto? Riducendo di egual importo il costo degli affitti e quello dei servizi pubblici perché, ne sono certo, il costo dei beni e dei servizi privati si adegueranno con rapidità alla nuova situazione. Il pubblico ed il parapubblico – dunque - debbono costare di meno. Come? Azzerando gli sprechi e trovando modelli organizzativi che garantiscano continuità e qualità dei servizi essenziali: sanità, assistenza, scuola.

Ribadito che la vertenza Electrolux si affronta a livello nazionale ed europeo, la Regione Friuli Venezia Giulia deve trarre novello vigore dal caso Electrolux facendo seguire alle promesse e agli annunci le riforme del sistema Regione-Enti locali, della sanità e dell’intricato, inefficiente e non governato sistema delle partecipate dirette ed indirette. E, in primis, degli strumenti creditizi pubblici regionali. Sarà il suo specifico contributo alla difesa del potere di acquisto dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione. Prezioso con salari, stipendi e pensioni friulane, cruciale con remunerazioni polacche o brasiliane ed una opportunità in più per le tante imprese regionali che accettano la sfida dei mercati ed investono sul futuro della nostra regione.

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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