Messaggero Veneto

Giovedì 08 Agosto 2013

 

LA STORIA » ROBERTO COCCHI

Una vita ad Haiti per aiutare la gente a risollevarsi

L’architetto udinese è presidente dell’Iscos «La ricostruzione post terremoto è un miraggio»

“Il nostro progetto consiste in corsi professionali per formare 720 giovani che abbiano competenze nel settore dell’edilizia, dai processi produttivi agli aspetti legali del lavoro.”
“Le condizioni di lavoro nella capitale Port au Prince sono tremende: non ci sono tutele, né diritti, né garanzie e il rischio di infortuni anche mortali è molto elevato”

Il terremoto, la capitale ridotta in macerie, le 200 mila vittime, i 2 milioni e 300 mila senzatetto, ma soprattutto i volti dei tanti orfani che subito dopo la catastrofe avevano commosso il mondo, sono ormai solo un ricordo. Eppure ad Haiti l’emergenza resta. Salvo qualche sporadica iniziativa individuale, la ricostruzione è ancora un miraggio e sullo sfondo di Port au Prince, la capitale devastata, il 90% delle persone vive nell’indigenza, con meno di un dollaro al giorno. Chi lavora, lo fa in condizioni precarie, in assenza di garanzie contrattuali e spesso anche di un’adeguata sicurezza, come nel caso dei tanti lavoratori edili pronti a salire su impalcature di “cartapesta” rischiando ogni giorno la vita.

A raccontarlo è Roberto Cocchi, architetto di 60 anni, udinese di nascita ma cittadino del mondo, da quando, ormai 30 anni fa, si specializzò in pianificazione urbana dei paesi in via di sviluppo. Da presidente dell’Iscos (Istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo) della Cisl, Cocchi è appena rientrato in Friuli da Port au Prince, dove ha verificato l’avanzare dell’attività di formazione sulla sicurezza che l’istituto sta realizzando. Il progetto, avviato a metà del 2011, coinvolge 720 lavoratori con particolare riguardo per gli occupati in campo edile. L’obiettivo di favorirne il miglioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza e introdurre alla contrattazione collettiva con la formazione di quadri e dirigenti sindacali. Tornato dall’isola, abbiamo chiesto a Cocchi di fare per noi il punto sul progetto e sulla situazione ad Haiti.

Come sono le condizioni di lavoro? «Tremende – afferma senza esitazione l’architetto -: una parte del lavoro, soprattutto informale, non ha alcuna tutela, alcun diritto, alcuna garanzia, si registra l’assenza totale di sicurezza e questo, soprattutto in edilizia, rischia di provocare gravi incidenti, anche mortali, con ulteriori drammi familiari e sociali».

Qual è la situazione ad Haiti? «Il Paese esce da una dittatura pluridecennale, non ha una classe media in grado di supportare processi democratici consistenti e il 95% della popolazione vive in grande povertà, acutizzata dal terremoto, che ha fatto alcuni molto ricchi, altri ancora più poveri. Parte dei fondi internazionali promessi non è arrivata, la ricostruzione procede a rilento, mentre vigono sovrane microcriminalità e corruzione. In questo scenario operano le organizzazioni internazionali e i Caschi blu dell’Onu».

Voi cooperanti vi sentite al sicuro? «Viviamo in verità segregati tra albergo e ufficio, non ci possiamo muovere da soli. Nel tempo si sono verificati episodi pesanti, una collega è stata rapita. Ma tutto ciò non stupisce se si pensa che Haiti è tra i primi 5 Paesi al mondo meno sicuri».

In questo quadro s’innesta il progetto di Iscos. In cosa consiste? «Si tratta di corsi professionali il cui obiettivo è la formazione di 720 giovani nel campo dell’edilizia con particolare attenzione per il tema della sicurezza, ma anche per quelli attinenti i processi produttivi, la gestione dei conflitti, l’elaborazione dei prezzi, gli aspetti legali del lavoro. Altra parte del progetto è poi quella che riguarda i migranti, gli haitiani che lavorano nella Repubblica Domenicana e che seguiamo grazie a una proficua collaborazione con il sindacato locale».

L’obiettivo è ambizioso... «Consolidare un modello di formazione professionale e tecnica adeguato al mercato del lavoro e rafforzare un modello organizzativo e gestionale che permetta di incrementare l’equa redditività, generando impiego qualificato, nel rispetto delle norme internazionali sul lavoro dignitoso».

Maura Delle Case

 
 

La Cisl di Udine ha raccolto 3.600 euro tra i lavoratori

Al sostegno del progetto di Iscos ad Haiti contribuisce anche la Cisl di Udine che allo scopo ha raccolto, tra lavoratrici e lavoratori delle categorie, 3 mila 600 euro consegnati all’inizio della settimana dal segretario generale Roberto Muradore nelle mani del presidente dell’istituto in Fvg.

«Siamo convinti – commenta il leader cislino – che questi corsi di formazione servano a salvare delle vite. Nell’edilizia i muratori cadono dalle impalcature in Italia, figuriamoci ad Haiti, dove la vita non conta nulla e dove, in assenza di interventi tesi a migliorare le condizioni di lavoro, il rischio è che la ricostruzione si trasformi in un bagno di sangue».

Roberto Cocchi
Roberto Cocchi
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