Messaggero Veneto

Lunedì 05 Dicembre 2016

 

Università: energie e idee per il sistema Friuli

Ho davvero apprezzato la proposta contenuta nella relazione di apertura dell’anno accademico 2016/17 di un “Cantiere Friuli” inteso come “Progetto dell’università di Udine... per accompagnare il governo delle trasformazioni... e delle potenzialità del territorio come sistema generativo e rigenerativo... del capitale sociale e territoriale di un sistema Friuli”.

Nelle parole del magnifico rettore Alberto Felice De Toni rinvengo un implicito riconoscimento del lavoro svolto da alcuni soggetti, tra i quali la Cisl di Udine, che hanno anticipato con lungimiranza e coraggio problemi e soluzioni che oggi finalmente cominciano ad avere un ascolto più ampio e autorevole. Voglio citare alcuni studiosi come Fulvio Mattioni e Sandro Fabbro e l’Associazione Friuli Europa (Afe).

Già nel 2014 Afe proponeva nel corso di un suo convegno pubblico titolato “Per un Friuli capace di futuro”, e alla cui riuscita avevano contribuito rappresentanti del mondo industriale, bancario, cooperativo, sindacale, ecc., un grande piano regionale, in funzione anche anticiclica, di investimenti pubblici e privati nei settori della sicurezza territoriale, della riqualificazione degli edifici pubblici e privati, della rigenerazione urbana, territoriale e ambientale.

Riepilogo brevemente le premesse da cui la Cisl di Udine e i soggetti prima elencati partivano.

L’economia mondiale, nel periodo 2000-2015, è cresciuta del 52% e quella europea del 18%, quella italiana ha perso il 9% e quella regionale addirittura il 15% (dati Fmi, 2016). Tutto ciò significa che, per qualche ragione non ancora sufficientemente messa a fuoco, la nostra regione è andata peggio della media italiana che già si colloca negativamente rispetto al resto dell’Europa e del mondo.

La Regione Fvg, quindi, va purtroppo collocata tra le aree “perdenti” della globalizzazione.

Altri indicatori, quali i giovani che se ne vanno a lavorare all’estero e la perdita di occupazione, sono altrettanto seri e preoccupanti e certificano una situazione difficile, per non dire drammatica.

Negli anni scorsi alcuni avevano chiesto all’Università del Friuli un ruolo più critico e propositivo. Non basta, infatti, che l’università, visto la sua matrice territoriale, si limiti a fare la migliore didattica e la migliore ricerca.

Fin dal “Patto università/territorio” del 2008 si è rimarcato come l’università dovesse porre maggiore attenzione ai processi di globalizzazione e dimostrare maggiore capacità propositiva, prefigurando nuovi scenari e assetti utili a una regione, altrimenti marginale, come il Friuli Venezia Giulia.

Con l’attuale proposta di un “Cantiere Friuli” mi pare che questo si stia realizzando e che dall’università possano giungere analisi più aderenti alla situazione regionale e, di conseguenza, anche proposte specifiche e mirate, capaci di mettere al lavoro l’intera società per fermare il declino occupazionale e demografico.

Se, infatti, la “fabbrica 4.0” è uno scenario globale rispetto al quale è indispensabile attrezzarsi, sarebbe però sbagliato fermarsi a questo perché non può esserci alcuna “fabbrica 4.0” in un “territorio 1.0”.

Rischieremmo di andare incontro a uno scenario tanto illusorio quanto ulteriormente penalizzante per la nostra comunità regionale.

Rispetto ai processi globali, come regione Fvg, vanno focalizzate meglio le nostre posizioni e situazioni peculiari al fine di impegnare tutte le nostre risorse e i nostri asset per non perdere ulteriori quote di lavoro, di popolazione giovane e di imprese.

Ben venga, in definitiva, una riflessione e un apporto dell’Università del Friuli circa una “rigenerazione del capitale sociale e territoriale di un sistema Friuli”.

La Cisl di Udine c’è e si sente a tutti gli effetti coinvolta in questo processo, come sempre pronta a portare il suo, benchè parziale, contributo di idee e di impegno.

Roberto Muradore - Segretario Generale Cisl di Udine

Roberto Muradore
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