Messaggero Veneto

Mercoledì 29 Gennaio 2014

 

Va aperta una vertenza del nord

di Riccardo Riccardi consigliere regionale Fi

Nel documento con il quale Electrolux ha presentato le proprie condizioni per il superamento della crisi dei suoi stabilimenti in Italia non c’è nulla di nuovo. Dove non serve più si chiude (a Porcia) e per le altre strutture il conto va pesantemente a carico di chi lavora, prevedendo comunque un intervento pubblico. Uno scenario inaccettabile per un motivo molto semplice: il decurtamento dello stipendio è un passaggio troppo drastico, che porta a un livello di reddito inadeguato agli standard italiani. A quelli polacchi sì, ma con buona pace dei vertici svedesi, da quelle parti - come noto - vige un costo della vita sensibilmente più basso.

Insomma uno scenario estremamente complesso, che rischia di minare la coesione sociale dei nostri territori. Proprio per questo ritengo che, di fronte a quello che sta accadendo, la cosa più sbagliata e inopportuna sia quella di fare di Electrolux una polemica politica fine a se stessa. Ridurre a terreno di scontro il futuro di uomini e donne, le cui prospettive occupazionali sono appese a un filo non è certo la maniera più responsabile per arrivare ad una soluzione della vicenda. Questo deve valere per tutti e a tal riguardo mi auguro sul serio che lo sfogo della presidente Serracchiani indirizzato al ministro Zanonato sia stato un sincero e spontaneo slancio contro l’inerzia del Governo e non un regolamento di conti interno al Pd.

Dico questo perché il nostro ruolo di opposizione all’interno del Consiglio regionale ci impone di mettere in evidenza il fatto che, rendersi conto dell’inadeguatezza dell’esecutivo sulla sorte dello stabilimento di Porcia dopo tutti questi mesi, è un ritardo che a parti invertite non sarebbe stato perdonato. Ma questa osservazione non deve essere però interpretata come un attacco alla presidente, quanto uno stimolo a dedicare una maggiore attenzione ai temi del territorio regionale in un momento in cui la politica nazionale le offre altri scenari.

Venendo all’oggi è più che mai necessaria una coesione senza precedenti, territoriale oltre che politica, per mettere sul piatto tutti gli strumenti utili a evitare la chiusura di Porcia. Una chiusura comunque che non potrà essere caricata soltanto sulle spalle di chi lavora.

Teniamo conto inoltre che accettare le condizioni poste da Electrolux significherebbe soltanto prorogare un’agonia, visto che non si supererebbero i problemi strutturali legati all’ipotesi sempre più probabile di dismissione. La vertenza Electrolux è unica e non divisibile tra una regione e un’altra. Nel caso qualcuno non se ne fosse reso conto, infatti, siamo dentro ad una crisi strutturale del manifatturiero in Italia. E la debolezza non è del Fvg, ma dell’intero Paese e riguarda la competitività condizionata dalla pesante struttura dei costi che l’impresa deve sopportare.

Quello che il Friuli Venezia Giulia deve fare, quindi, è avere la forza di porre la “questione settentrionale”, costruendo un’ampia alleanza con tutte le altre regioni del nord per rivendicare e ottenere dallo Stato strumenti differenziati rispetto ad altre aree del paese. E anche qui, lo dico con sincero spirito costruttivo, non varrebbe forse la pena che la presidente Serracchiani riconsiderasse l’ipotesi di cercare un dialogo più continuo e concreto con suoi colleghi di Veneto, Lombardia e Piemonte, ritornando indietro da una scelta di “isolamento” fatta più per motivi di collocazione politica che altro? Uniti, infatti, avremmo maggiore forza e autorevolezza per negoziare con il Governo un pacchetto di spazi di autonomia indirizzati a nuovi parametri nei principali fattori di costo: lavoro, pressione fiscale ed energia. Solo cosi potremmo riuscire a essere attrattivi, mettendo in pratica un progetto a medio lungo termine in grado di garantire certezze agli investitori e stabilità occupazionale.

Diversamente, concentrarsi su una trattativa tradizionale, ci porterebbe a ad una soluzione tampone di brevissimo periodo, con parte dei costi di produzione a carico di una finanza pubblica che sarà chiamata a integrare i costi sociali di uno stipendio insufficiente a garantire la sopravvivenza dei lavoratori e delle loro famiglie.

Riccardo Riccardi
Riccardo Riccardi
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