Messaggero Veneto

Giovedì 28 Marzo 2013

 

Va riscritto il ruolo delle partecipate

di Giovanni Fania - Segretario Generale Cisl Fvg

Dai congressi che la Cisl sta svolgendo in questi giorni in Friuli Venezia Giulia emerge con chiarezza la preoccupazione legata non solo al lavoro che manca, ma anche al lavoro che rischia di abbandonare la nostra regione a favore di altri lidi. Specialmente austriaci e sloveni. Le sirene d’oltre confine, infatti, continuano ad ammaliare le imprese, e purtroppo non con illusorie promesse, bensì con proposte competitive molto concrete. Parliamo di tasse e buracrazia, alla base di eloquenti campagne attuate in questi anni da apposite agenzie per attrarre i capitali di investimento sia in Carinzia che nella zona di Lubiana. Eppure da tempo anche in Italia e in Friuli Venezia Giulia – e come Cisl lo andiamo chiedendo – la voce del sindacato e quella degli imprenditori converge sulla necessità di snellire e accellerare i tempi e le procedure dell’amministrazione pubblica e di mettere mano ad una riforma fiscale più vicina ai lavoratori (e pensionati), ma anche al mondo dell’impresa. Ci pare, da questo punto di vista, che da parte della politica non ci sia stata ancora una reale presa in carico delle questioni, con la conseguenza che oggi ci troviamo a pagare un gap incolmabile con gli altri Paesi.

In Austria è possibile fondare una società in sette giorni e lo stesso tempo è necessario per una concessione edilizia. Tempi rapidi anche per l’avvio di una produzione industriale con un’imposta secca del 25% sugli utili delle società e senza Irap. E senza contare i finanziamenti per ricerca e sviluppo, i costi deducibili e le detrazioni possibili, il rimborso automatico dell’Iva, la disponibilità di energia a prezzi più bassi e l’assistenza gratuita per tutto l’iter dell’insediamento. Il pacchetto è simile in Slovenia. La nostra situazione non serve ricordarla e neppure i paradossi tipo: da noi per realizzare un chilometro di rete ferroviaria occorrano 50 milioni, contro i 13 della Francia e i 15 della Spagna.

Su un punto, però, vogliamo soffermarci e cioè sulle partecipate, bracci operativi che pur scontando, anch’esse, gli effetti della crisi hanno saputo nel tempo sostenere le imprese locali nei momenti di difficoltà. Oggi vanno ripensate in un’ottica di più ampia efficacia e diffusione, salvaguardando le innumerevoli e alte professionalità riconosciute e maturate negli anni. Ci auguriamo che le agende dei candidati governatori del Friuli Venezia Giulia convergano su questi punti, pena l’impoverimento del tessuto imprenditoriale del nostro territorio. Oggi a livello nazionale, già un migliaio di aziende hanno preso la via della Carinzia ed, in generale dei land austriaci. Il rischio è che molte altre, anche locali, se ne aggiungano se non avremo la capacità di trattenerle con argomenti convincenti. Vale a dire con scelte di prospettiva, innanzittutto di politica industriale, in grado di far tornare il Friuli Venezia Giulia terra di approdo e non di dipartita.

In quest’ottica, per esempio, un ruolo importante potrebbe essere svolto proprio da Insiel, attraverso una socializzazione con le imprese e i cittadini, delle strutture informatiche e delle reti immateriali, condizione prima di attrattività e buon lavoro. È vero che oggi non possiamo più parlare di delocalizzazione come negli anni Ottanta e Novanta, ma è altrettanto vero che le nostre imprese, sempre più votate ad una internazionalizzazione necessaria, hanno rispetto al passato, la possibilità concreta di optare per scelte molto più convenienti di quelle che stiamo attualmente offrendo noi. La questione non può certamente essere sottovalutata: lasciarla a se stessa significa rinunciare al lavoro, all’occupazione sul territorio, a rafforzare il tessuto industriale di una regione geograficamente (e non solo) fortunata, a sostenere tutte quelle piccole aziende, specialmente contoterziste, che altrimenti vedrebbero messa a rischio la loro stessa sopravvivenza. Credo che la Regione, e la politica tutta, debbano più attenzione a questi temi, scommettendo di più sui propri assets strategici (per esempio la ricerca, con i sui prestigiosi centri e l’oltre il migliaio di dipendenti) e investendo meglio su marketing, accoglienza, assistenza, oltre che su quella specialità che potrebbe davvero essere una leva preziosa di attrazione.

Per quanto ci riguarda come Cisl continueremo ad andare in pressing su tali questioni, ma è evidente che da chi sarà il prossimo timoniere della Regione ci attendiamo risposte altrettanto chiare e lungimiranti. Segretario generale Cisl Fvg

Giovanni Fania
Giovanni Fania
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