Messaggero Veneto

Venerdì 30 Aprile 2010

 

Vescovi preoccupati per il lavoro che non c’è

Un messaggio congiunto in occasione del Primo maggio: è un bene di tutti e per tutti

LA LETTERA
Documento dei presuli Crepaldi (Trieste), De Antoni (Gorizia), Mazzocato (Udine) e Poletto (Pordenone) «La crisi può diventare occasione di nuova progettualità, affrontando le difficoltà del momento con fiducia»

Un messaggio unitario che mostra preoccupazione per le difficoltà delle famiglie, dei giovani, degli immigrati. Un messaggio di incoraggiamento all’unità e alla coesione sociale. E un appello ad affrontare la crisi «in un rinnovato spirito di comune responsabilità e di solidale fraternità». È la lettera-riflessione firmata dai quattro vescovi del Friuli Venezia Giulia per la festa del lavoro. Avviene di rado e in occasioni importanti: Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, Dino De Antoni, arcivescovo di Gorizia; Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine e Ovidio Poletto, vescovo di Concordia-Pordenone, hanno redatto insieme e inviato il messaggio “Il lavoro un bene di tutti e per tutti”. La lettera prende forma dalla situazione dell’occupazione in Friuli Venezia Giulia, «aggravata da prospettive future che, nel contesto della crisi internazionale – scrivono i quattro Pastori – non promettono gli auspicati miglioramenti che tutti attendono con speranza».

«Anche la nostra terra deve registrare, con ansia e sconcerto crescenti – continua il documento –, il quotidiano avverarsi, in tutti i comparti produttivi, del licenziamento di lavoratori che entrano in disoccupazione; un corposo numero di imprese e attività produttive costrette a chiudere; un’oggettiva difficoltà delle istituzioni a trovare risposte adeguate a queste difficili situazioni». I quattro arcivescovi individuano le tre fonti principali della loro preoccupazione, a partire dalle famiglie, costrette – scrivono – a confrontarsi con crescenti ristrettezze economiche che, in alcuni casi, conducono alla povertà e alimentano il disagio sociale, l’insicurezza e l’emarginazione. Ma nei pensieri dei presuli ci sono anche i giovani, descritti come «vittime di questa situazione perché il loro inserimento nel mondo del lavoro è assai difficile e la realizzazione dei loro progetti di vita umana, familiare e professionale costantemente rimandati».

Ultima fonte di apprensione «i numerosi immigrati, colpiti dalla crisi attuale che rende ancor più difficile una loro condizione già gravata da altri problemi». Il momento per i responsabili delle diocesi regionali, dunque, dev’essere affrontato con coraggio e lungimiranza, perché, spiegano, «il diritto al lavoro è fondamentale per la promozione delle persone e per la realizzazione della società umana».

Nel messaggio, diviso in quattro parti, c’è spazio anche per le citazioni, perché i vescovi riprendono le encicliche di due Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Al Santo Padre fanno appello Crepaldi, De Antoni, Mazzocato e Poletto per inviare parole di incoraggiamento e speranza. E allora – indicano – c’è un bene che deve stare a cuore a tutti: l’unità e la coesione sociale. Perché, e il richiamo è forte, «se la crisi mettesse a repentaglio questo bene, si aprirebbe una stagione carica di dolorose incognite». Da questa riflessione viene contestualizzata “Caritas in veritate”, enciclica di Papa Ratzinger, per affrontare la crisi come possibilità di positivo cambiamento. «La complessità e gravità dell’attuale situazione economica giustamente ci preoccupa – è la parte dell’enciclica scelta dai quattro vescovi –, ma dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di un mondo che ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori di fondo su cui costruire un futuro migliore. La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente».

Così diventa speranza il messaggio dei quattro vescovi per la festa del lavoro.

 
 

«Gli istituti di credito sostengano la ripresa»

L’appello

È il Primo maggio, festa del lavoro, la spinta alla riflessione dei vescovi del Friuli Venezia Giulia, Giampaolo Crepaldi (Trieste), Dino De Antoni (Gorizia), Andrea Bruno Mazzocato (Udine) e Ovidio Poletto (Pordenone). Che lanciano un appello, inedito, alle banche affinché rendano disponibili risorse per superare l’impasse, ma anche alle istituzioni, agli imprenditori, ai sindacati. Un messaggio a far fronte alla crisi con l’unità, «con solidale fraternità».

«Invitiamo le istituzioni, gli imprenditori, i sindacalisti e, in genere, tutta la società civile – scrivono i presuli – a una generosa disponibilità nell’operare per le soluzioni che favoriscono un futuro più sereno per le persone, per le famiglie e anche per le imprese. Un invito particolare lo rivolgiamo agli istituti di credito, sollecitandoli a sostenere con le loro risorse finanziarie quanto concorre alla ripresa economica e produttiva in un ritrovato spirito di civile solidarietà».

E magari con gli istituti di credito verranno bissate iniziative come quella tra la federazione regionale della Banche di credito cooperativo, la diocesi di Udine e la Caritas. Perché da dicembre la diocesi udinese e Caritas hanno attivato una convenzione che consente una microcredito sociale garantito alle famiglie in difficoltà. Una formula che consente di assegnare miniprestiti – concessi sulla fiducia con la Caritas a fare da tutor – erogati fino a un massimo di 3 mila euro e una durata di cinque anni con un tasso del 3%. Il fondo mette complessivamente a disposizione 299 mila euro, dei quali 60 mila già versati direttamente dai fedeli, con la Caritas scesa in campo personalmente versando 50 mila euro.

Quello agli istituto di credito è dunque un appello, ma i quattro vescovi trasformano la preoccupazione in messaggi di fiducia. «Il lavoro va considerato come un bene di tutti, che dev’essere disponibile per tutti coloro che ne sono capaci. La “piena occupazione” – scrivono i presuli – dev’essere un obiettivo doveroso per ogni ordinamento economico orientato alla giustizia e al bene comune. Ci rivolgiamo ai fedeli cristiani incoraggiandoli a non rassegnarsi, a perseverare con coraggio nella fedeltà ai valori della nostra fede, a rimanere ancorati strettamente al senso etico delle comuni responsabilità – concludono i vescovi –, con la tenacia necessaria di cui hanno dato prova quanti, in altri tempi duri, hanno saputo affrontare difficoltà ancora maggiori».

Anna Buttazzoni

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mons. Andrea Bruno Mazzocato
mons. Andrea Bruno Mazzocato
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