Riforma contratti, arriva la firma dell’Abi
14 febbraio 2009, da Conquiste del Lavoro
L'Associazione bancaria italiana ha firmato l'accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali. L'adesione all'accordo, si legge in una nota dell’Abi, ”che ricalca nei contenuti larga parte di soluzioni già adottate nel settore del credito, è stata possibile dopo gli approfondimenti che l'Associazione si era riservata di effettuare sulla complessa situazione delle relazioni sindacali di settore.
Gli approfondimenti hanno infatti accertato - informa l’Abi - l'esistenza di un contesto sindacale che conserva l'unitarietà del tavolo di confronto, quale valore prioritario”.
Entro febbraio Abi e sindacati si incontreranno per valutare insieme la situazione attuale. Torna alto intanto il pressing dell’ala margheritina del Pd sulla Cgil, dopo il sì dei bancari al protocollo del 22 gennaio. Il nuovo modello contrattuale, sostiene Enrico Letta, ”è una buona opportunità”. Il ministro ombra del welfare parla di ”bicchiere mezzo pieno che va riempito con il contributo di tutti”.
E se l’esponente del Pd auspica la firma della Cgil (”spero che si riesca a recuperare il contributo di tutti”), il ministro Sacconi commenta: ”Meglio un’intesa tra tutti tranne uno, che nessuna intesa”

RIFORMA CONTRATTI
IL CNEL APPREZZA
Presentato a Montecitorio il rapporto sul lavoro che cambia. Il presidente Marzano: ”L’intesa è importante per il rilancio della produttività e il sostegno al reddito”. In dieci anni tre milioni di occupati in più, ma l’Italia è ancora lontana dalla media europea
4 febbraio 2009, da Conquiste del Lavoro
Roma. L’intesa sui nuovi assetti contrattuali - raggiunta da Governo, imprese, Cisl, Uil e Ugl - ”è importante per il rilancio della produttività e il sostegno al reddito e all’occupazione”. A sottolinearlo è il presidente del Cnel, Antonio Marzano, che ha presentato a Montecitorio - alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano - il rapporto di Viale Lubin sul ”Lavoro che cambia”. Un rapporto ideato nella scorsa legislatura assieme agli allora presidenti di Senato e Camera Franco Marini e Fausto Bertinotti e proseguito poi con Gianfranco Fini e Renato Schifani.
Secondo Marzano ”al di là delle legittime prese di posizione che non hanno consentito un’adesione unanime”, l’accordo del 22 gennaio ”potrà dare un contributo importante allo sviluppo solo se andrà nella direzione di costruire un circuito virtuoso che catturi la produttività a favore dei redditi dei lavoratori, in un’ottica di maggiore competitività e coesione sociale”. Il Cnel, comunque, si dichiara disponibile ”a contribuire, secondo quanto auspicato da più parti in questi giorni, alla soluzione dei problemi connessi al recente accordo sul regime contrattuale”.
Anche per Fini ”il grande tema del prossimo futuro è come aumentare la produttività del lavoro, la competitività delle aziende e quindi il potere di acquisto delle famiglie, salvaguardando gli standard di protezione sociale e di tutela del lavoratore”. Il presidente della Camera si è richiamato alle frequenti sollecitazioni del Capo dello Stato sulla necessità di far uscire dalla crisi una Italia ”più giusta”.
E a margine del convegno, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha ribadito che ”collegare i salari alla produttività è un’esigenza evidente che non può essere messa in discussione”. Una risposta alle affermazioni del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo le quali oltre alla produttività bisogna tenere conto nel rinnovo dei contratti e nell’aumento dei salari anche del costo della vita. ”La scala mobile - ha detto Sacconi - come si è dimostrato ha effetti perversi soprattutto per i lavoratori perché dà solo l’illusione di una crescita dei redditi che in realtà vengono falcidiati dall’inflazione. Dobbiamo applicare congiuntamente il modello contrattuale varato”.
Entrando nel merito dell’indagine, Marzano ha sottolineato che ”in poco più di dieci anni dall’entrata in vigore del pacchetto Treu e grazie alla flessibilità introdotta da quelle norme e dalla legge Biagi i posti di lavoro in Italia sono aumentati di circa tre milioni di unità”. Nonostante ciò il tasso di occupazione resta lontano dalla media europea. Marzano ha ricordato come i problemi dell’occupazione si concentrino al Sud e il rischio, in questa fase di crisi economica, che torni a crescere, soprattutto in quest’area, il lavoro sommerso. Marzano ha sottolineato la necessità di interventi per facilitare l’entrata nel mercato del lavoro delle donne ma anche per affrontare il problema della precarietà dei giovani con ”adeguate politiche del lavoro, di sostegno del reddito, della formazione, della assistenza nella ricerca del lavoro”.
Il presidente del Cnel ha affrontato anche la questione dei lavoratori immigrati: ”Il loro aiuto è indispensabile. Dovremo, a questo proposito, migliorare molto gli interventi volti a garantire un effettivo processo di integrazione economica e sociale degli immigrati”.
Tasto battuto anche da Fini: ”Gli immigrati sono lavoratori che danno un contributo fondamentale in settori centrali del nostro sistema produttivo. Non possiamo permetterci in alcun modo di tollerare forme anche velate di discriminazione. Dobbiamo piuttosto offrire agli stranieri che vengono legalmente e lealmente a lavorare in Italia un chiaro quadro normativo, teso a favorire appieno la loro integrazione, il loro essere nuovi italiani”.
Fini ha poi toccato il problema della sicurezza nel lavoro: ”La quotidiana strage delle morti bianche si può arrestare intensificando in primo luogo i controlli, in modo tale da rendere impossibile il formarsi nei nostri settori produttivi di inaccettabili coni d’ombra. Combattere la piaga del lavoro clandestino e in nero - ha sottolineato - equivale in questo senso a combattere l’esposizione di migliaia di lavoratori a rischi intollerabili per un Paese civile”.
Giampiero Guadagni