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CONTRATTI, BONANNI:
VETI INACCETTABILI
Il segretario generale della Cisl torna a parlare della riforma contrattuale: di fronte alla crisi economica è necessario un sistema aperto alla partecipazione, che assicuri maggiore produttività e condizioni per redistribuire la ricchezza

La Cisl ha firmato l’accordo sulla riforma del modello contrattuale perché ”si tratta di un buon accordo” e ”non farlo significava consegnare un diritto di veto che non possiamo accettare”. Il segretario generale del sindacato di Via Po è tornato ieri a esporre le ragioni dell’accordo storico che ha cambiato il sistema dei contratti in Italia. E lo ha fatto nel corso di un’audizione sul tema in commissione Lavoro della Camera.

”Chiedevamo un accordo da dieci anni - ha spiegato Raffaele Bonanni -. Questa richiesta si è rafforzata ancora di più di fronte alla crisi economica. Era necessario un sistema predisposto alla partecipazione, che producesse più produttività e creasse le condizioni per meglio redistribuire la ricchezza”. L’unica nota dolente, ha ribadito Bonanni, ”è che non c’è stato dentro tutto il sindacato”. Il no della Cgil, d’altronde, non era il primo. Altre volte ”l’accordo era stato bloccato dalla stessa confederazione”. Pertanto, un nuovo veto non poteva essere accettato dalla Cisl.

”Uno degli obiettivi della riforma è ridurre la conflittualità - ha aggiunto Bonanni - la Cgil presenterà sue piattaforme ai rinnovi contrattuali? Vedremo, chi ha filo tesse e tesserà. E chi è sindacalista che non fa politica deve analizzare bene le cose fatte”. Se sulla riforma contrattuale la frattura aperta dalla Cgil non è stata ancora ricomposta, il sindacato confederale appare più ”allineato” sulla proposta appena lanciata dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: la possibilità di sospendere per le aziende sopra i 50 dipendenti il versamento all’Inps del Tfr che non va ai fondi pensionistici integrativi. Un’idea rispetto alla quale Bonanni ha detto di non avere niente in contrario, in linea di principio, a patto che gli industriali siano disposti a offrire qualcosa in cambio.

”Mi va bene - ha sottolineato a proposito il sindacalista - se poi ci si siede attorno a un tavolo con tutti i soggetti per chiarire alcuni aspetti. In primo luogo vediamo quale può essere l’impatto sui conti. Si può discutere, ma non sul Tfr che va ai fondi. Anzi, spero che Marcegaglia si unisca a noi per chiedere al Governo una tassazione minore sui soldi del Tfr che va ai fondi, così come ci aveva promesso Prodi. Noi paghiamo il 12,5%, mentre in Germania si paga il 5% e nel resto d’Europa tra il 5 e il 6%. Quindi propongo uno scambio al presidente di Confindustria: capisco la sua logica e diciamo sì alla proposta a condizione che ci sostenga nell’abbattimento delle tasse sui fondi della previdenza integrativa”. Sulla partita Tfr, naturalmente, è decisiva la posizione del Governo. Governo dal quale ieri sono arrivate aperture significative alla proposta Marcegaglia (altro servizio a pagina 3).

Ilaria Storti

 


 


Raffaele Bonanni
Raffaele Bonanni
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