MOBILITAZIONE GENERALE IL 19 MARZO
Contro la rassegnazione e la marginalizzazione
Per il rilancio del lavoro e dell’ec onomia produttiva
CGIL CISL UIL territoriali della provincia di Udine, dando seguito alle delibere degli Attivi Unitari delle categorie, chiamano i lavoratori, le forze economiche e l’intera collettività friulana a scendere in piazza, insieme, per difendere ora patrimoni e valori che al futuro diano un senso
La più pesante recessione degli ultimi decenni, preceduta da liberismi senza freni e mercati senza vincoli, continua a produrre danni vistosi, gravando su individui e famiglie, peggiorando le condizioni del mercato del lavoro, ridimensionando la base occupazionale.
Le migliaia di posti di lavoro persi ed ancor più quelli pesantemente a rischio, nel settore manifatturiero come nel terziario delle nostre aree, rappresentano il termometro più autentico per misurare l’attendibilità di valutazioni che ci vorrebbero ottimisticamente già fuori dalla tempesta.
Purtroppo, le cause strutturali alla base di quest’ultima, tanto sul piano generale che su quello territoriale, appaiono irrisolte.
La pretesa di sostituire la centralità dell’economia, del lavoro reale e concreto, di dipendenti ed imprese, con quella della finanza creativa o della pura speculazione predatoria, ha seminato l’idea che si potesse fare a meno dei percorsi alla luce del sole, e si potesse prendere, per fare fortuna rapida, la scorciatoia del “fare soldi con i soldi”, senza porsi troppe domande, prelevando le risorse dai risparmiatori, attraverso percorsi spesso tortuosi ed opachi, e giocandole sui tavoli dell’azzardo.
Ma il lavoro non virtuale e non astratto, fatto di impegno, di dedizione e di fatica, continua a rappresentare un nucleo di valori non bugiardi, da preservare e da rilanciare nell’interesse di tutti, anche attraverso le difficoltà, per conseguire la coniugazione più attendibile di ciò che intendiamo per progresso, economico e sociale.
A quest’ultimo la comunità friulana è pervenuta abbinandovi il senso della coesione, la capacità di attingere, tra i valori di un’identità sana e forte, la spinta per attraversare grandi avversità e ferite dolorose, come quelle del terremoto del ’76. Contando sulle proprie forze e sul potere di contaminazione di uno sforzo collettivo, generale, di tutti.
Oggi, questo patrimonio di riferimento appare in grave affanno, aggredito da particolarismi, da segmenti di identità, da istinti di reazione spesso troppo piccoli per aiutare a comporre un sistema, una rete, un insieme unitario che aiuti a reggere le onde d’urto in arrivo.
Un “arretramento” evidente, al quale occorre contrapporre una consapevolezza responsabile, un risveglio autentico, uno scatto d’orgoglio, che suoni come la riscoperta di quel motore potente che ci ha dato allora la forza per reagire.
Non possiamo accettare filosofie cannibali, che ipotizzino “riprese” fondate sull’estinzione di migliaia di posti di lavoro e di attività imprenditoriali.
Né possiamo accettare un lungo orizzonte di tamponamenti di tipo solo assistenziale.
Per creare e difendere lavoro servono scelte, servono politiche, servono programmi, servono idee ed azioni. Non basta aspettare che il vento cambi da solo: potrebbe essere troppo tardi, per troppa gente.
I più alti livelli della politica istituzionale, regionale, provinciale e locale, come normalmente avviene nelle fasi di maggiore difficoltà, dovrebbero ispirare e perseguire respiri programmatici, capaci di prefigurare e di indicare. Di costruire strumenti creditizi pubblici all’altezza delle necessità e referati amministrativi specificamente dedicati. Di impiegare le risorse nelle opere immediatamente cantierabili, di sostenere concretamente le imprese, di privilegiare la ricerca e lo studio. Di sburocratizzare livelli e procedure, ripensando la politica degli incentivi per nuovi insediamenti produttivi da attrarre sul territorio.
Sembra invece prevalere la sottovalutazione della profondità di una crisi strutturale e di lunga durata, affrontata invece con tempi e metodi “normali”.
Molte cose sono cambiate in questi anni senza che si promuovesse una seria riflessione, a partire dalla collocazione geopolitica del Friuli, non più avamposto europeo, ma retrovia, sempre più marginale rispetto alle grandi vie di comunicazione.
Reagire chiudendosi, non appartiene alla nostra storia, che è invece fatta di aperture, di contaminazioni, di relazioni dinamiche, di lavoro tenace.
CGIL CISL UIL articoleranno nei prossimi giorni le iniziative di preparazione alla scadenza, ma propongono da subito che lo Sciopero Generale del 19 Marzo possa raccogliere tutte le forze e le disponibilità della società civile friulana. Per reagire insieme, in maniera non settaria, come una comunità dovrebbe fare quando sono messe a rischio le condizioni e le ragioni della sua coesione, della sua civiltà.
Udine, 11 gennaio 2010