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LA CISL DI UDINE

Roberto Muradore

Festa della Liberazione
Manifestazione del 25 APRILE a Udine

Ferdinando CeschiaIntervento di Ferdinando Ceschia
per CGIL CISL UIL

Il 25 Aprile è l’inizio di una primavera, dopo vent’anni di un inverno cupo. E’ una data, è un simbolo che non può racchiudersi in se stesso, perchè narra di un percorso lungo e sofferto, fatto di giorni e di respiri, di una tela interrotta e ripresa, di tanti fili diversi ricomposti quando strappati, chiamati a tenere duro, a non cedere, a seguire una trama di Alessandro Foraboscolibertà e di valori autentici, quelli che stanno alla base della nostra Costituzione e della nostra democrazia.

Oggi qui celebriamo il percorso, celebriamo quindi la Resistenza, attraverso le umanissime testimonianze che ci ha consegnato nel suo incedere: immagini,  racconti, lettere, poesie, nomi e voci. (...)

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Furio Honsell26-4-2010
«Non cancelleremo mai la memoria dei partigiani»
Honsell: vergogna per chi cancella la Resistenza
di GIACOMINA PELLIZZARI

«Vergogna per chi quotidianamente tenta di calpestare la Costituzione. Vergogna per chi tenta di cancellare la memoria e il significato della lotta partigiana. Viva la Resistenza! Viva la Costituzione! Viva la Repubblica italiana!». E giù uno scroscio di applausi. Con un’enfasi che raramente si sente, il sindaco Furio Honsell, ieri mattina in piazza Libertà, si è rivolto al popolo del 25 aprile con un discorso dai toni molto forti. E con gli applausi è scattata subito anche la polemica. «Discorso francamente deludente – lo bolla il governatore Renzo Tondo – perché sottolinea solo le cose che dividono».
Ieri mattina la piazza brulicava di bandiere rosse e di striscioni che recitavano frasi come “Ieri fascisti oggi ministri” oppure “Ricordare il passato per cambiare il futuro sempre partigiani”. Il corteo, partito da piazza Primo maggio e capeggiato da tanti sindaci, dai presidenti della Regione, Renzo Tondo, e del consiglio provinciale Marco Quai, è stato accolto dall’alza bandiera sotto la regia dello speaker, Luciano Rapotez, e dagli studenti che poco più in là cantavano Bella ciao.
In una cornice molto affollata, il sindaco ha sottolineato «che il 25 aprile ricorda la giornata che 65 anni fa segnò la fine della dolorosa e valorosa Lotta di liberazione dalla barbarie del fascismo. Fascismo, regime tremendo e assassino, che aveva privato l’Italia della democrazia, dei diritti civili, sopprimendo la libertà di stampa, di riunione, di espressione, privando di ogni ruolo il Parlamento, i partiti e i sindacati». E ancora: «Barbarie, ferocia, arroganza, stupidità, inciviltà che, dobbiamo impararlo bene, prendono potere molto facilmente ma sono poi molto difficili da estirpare!». Questo per ricordare «con riverenza le 20 mila donne e uomini friulani che, volontari, seppero scegliere di combattere il nazifascismo nel nome della libertà».
Grazie al sacrificio di oltre 2.600 morti, 1.600 feriti, 7 mila deportati e oltre 12 mila prigionieri politici passati nel carcere di via Spalato, «Udine – ha evidenziato il sindaco – oggi è ricordata come città simbolo della lotta partigiana, come simbolo di civiltà». Udine, infatti, fu insignita della medaglia d’oro al valor militare per la lotta di liberazione a nome di tutto il Friuli. Detto questo, Honsell ha ricordato gli oltre 200 mila profughi, che dopo la guerra passarono da Udine, «ed Elio Morpurgo, sindaco di Udine dal 1889 al 1895, morto di stenti nel bestiale viaggio verso il campo di sterminio di Auschwitz. Deportato perché di religione ebraica». Un riferimento non causale questo visto che, ieri, per la prima volta alla festa di Liberazione, ha partecipato anche una delegazione ebraica. L’ha fatto per ribadire con uno striscione che pure “La brigata ebraica ha combattuto per liberare l’Italia”.
Sottolineati i meriti dei partigiani, Honsell ha espresso parole di riconoscenza anche nei confronti delle forze militari alleate. Chiaro il messaggio: «La lotta di liberazione fu la fucina dove maturarono i principi che oggi sono espressi nella Costituzione, vero e unico fondamento della nostra Repubblica. Da qui l’ammonimento: «Vergogna per chi quotidianamente tenta di calpestarla! Per chi tenta di modificarla attraverso percorsi diversi da quelli che essa stessa prevede. E orgoglio per i giudici della Corte Costituzionale che hanno il coraggio di opporvisi! Vergogna per chi tenta di cancellare la memoria e il significato della lotta partigiana! Noi siamo qui ad affermare che questa memoria non la cancelleremo mai!». E per finire la domanda non è mancata: «Sapremo essere all’altezza del sacrificio di coloro che parteciparono alla Resistenza, dei valori che da loro abbiamo ereditato?». Spero di si ha risposto Honsell invitando «a riaffermare e difendere i valori della Resistenza e la Costituzione perché il totalitarismo, la violenza, la sopraffazione sono sempre pronti ad alzare la testa». E dopo aver espresso solidarietà ai lavoratori che per effetto della crisi rischiano o hanno perso il lavoro, il sindaco ha concluso il suo discorso invitando tutti «a riaffermare l’impegno per l’inclusione sociale e promuovere i valori di uguaglianza, di solidarietà e di accoglienza». Ma non solo. «Dobbiamo anche lottare – ha aggiunto Honsell – per difendere la natura pubblica dei beni comuni come l’acqua, affinché logiche affaristiche e opportunistiche non la consegnino in mano di pochi. Impariamo dalle repubbliche partigiane che riconoscevano l’acqua come bene della comunità e difendiamone il carattere pubblico!». È seguito uno scroscio di applausi con gente che gridava «Bravo Honsell, ripetiglielo».
Altrettanto applaudito il discorso del consigliere comunale Federico Pirone che dopo la deposizione delle corone al monumento della Resistenza ha invitato i cittadini «a non rassegnarsi e ad andare a votare per segnare un cambiamento», i giovani a non rinunciare alle loro idee e i politici a essere «moralmente onesti e trasparenti».


Paolo DuriavigSindacati e Anpi: «Il Grande fratello deve rispettare la festa del 25 aprile»
Sit in all’Outlet village anche per chiedere di rivedere la legge regionale sulle aperture festive dei negozi

di ANNA BUTTAZZONI

Non c’è solo un “Grande fratello” invadente, che manifesta la sua potenza mediatica nel giorno del 65° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Per i sindacati Cgil, Cisl e Uil, ma anche per l’Anpi, che si dichiara al fianco dei lavoratori, la prospettiva è più ampia e ha a che fare con la revisione della norma regionale sul commercio. Con la necessità cioè di prevedere giorni di chiusura obbligatori per tutti, per legge, come appunto deve accadere il 25 aprile e il primo maggio. Per sottolineare i due concetti, Cgil, Cisl, Uil e Anpi, sostenuti anche da Partito democratico, Rifondazione comunista e Lega Nord, hanno manifestato ieri davanti all’ingresso del Palmanova Outlet village dove si consumava l’attesa di centinaia di persone per partecipare al casting del Gf, edizione numero 11. Il tutto fra l’indifferenza, e isolati attimi di stizza, degli aspiranti “gieffini” in coda.
«Non vorrei mai un fratello irrispettoso delle feste nazionali» e «Vogliamo la libertà di non lavorare il 25 aprile e il primo maggio», sono i due striscioni che i sindacati srotolano davanti al villaggio dello shopping e portano nella breve sfilata a fianco di selezionatori e selezionati. «Fare il casting il 25 aprile è una provocazione – insiste Paolo Duriavig, della Cisl –, se l’avessero organizzato la prossima settimana non avremmo detto nulla. Il fatto che in fila ci siano molti giovani indica che il 25 aprile non sanno che cosa sia, che significato abbia. E poi, magari, tra qualche giorno ritroveremo alcuni di loro, finite la sbornia e l’euforia dei provini, nella sede del sindacato a rivendicare diritti e tutele, ma i diritti e le tutele si rivendicano sempre, non quando comoda. Questo è uno svilire il 25 aprile. Ecco perché chiediamo che la legge sul commercio venga modificata, che ci siano dei giorni (questo, il primo maggio, Pasqua e pasquetta, Natale e Capodanno) in cui tutti i negozi restino chiusi. Per legge».
Una nuova normativa è la sollecitazione che arriva anche dalla Uil, con Claudio Moretti. «È una battaglia che stiamo facendo da due anni, perché ne va della qualità della vita – argomenta – e perché non è così che si fronteggia e supera la crisi. Per risollevare l’economia servono strumenti di programmazione, capire cosa si vuole e cosa si vuole fare».
L’intervento della Regione è indispensabile secondo Claudio Caporale, della Filcams Cgil. «In questo complesso di negozi ci sono lavoratori che stano anche 14 giorni senza farne uno di riposo e questo non è ammissibile. Pensare che qualcuno non abbia più una propria vita è inaccettabile. E allora – sostiene sempre Caporale – la Regione deve intervenire per bloccare questa apertura indiscriminata, per fissare giorni di chiusura obbligatori per tutti, anche nel rispetto delle istituzione e della storia, perché quella del 25 aprile è una data importante, di memoria e di ricordo».
Sul significato del 25 aprile si concentra l’Anpi, con il presidente della sezione di Palmanova, Edoardo Ioan. «Esattamente 65 anni fa tanti giovani hanno dato la vita affinché altri giovani, 65 anni dopo, potessero godere di libertà e di democrazia. Ci sono riusciti – spiega Ioan – e non avere rispetto di tutto questo è gravissimo. Oggi c’è un’Italia democratica e libera perché ci sono stati gesti di eroi, che invece non sono riusciti a creare un’Italia anche più giusta. Per questo motivo, oggi ci battiamo: per eliminare le differenze di opportunità tra persone di ceti diversi e di genere diverso».
Accanto alle bandiere di Anpi e sindacati ha manifestato ieri anche Rifondazione comunista, con la presenza del segretario regionale Kristian Franzil e del consigliere regionale Roberto Antonaz. Ma a voler la modifica di una legge sul commercio penalizzante per lavoratori e famiglie sono anche partiti come il Pd e Lega.

 

 

 

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