Solo pochi minuti per un saluto a Claudio. Per ricordare, brevemente, quanto e cosa egli rappresenta per noi, per noi della CISL, per tutti noi.
Un uomo. Una persona impegnata. Un sindacalista serio.
In circa di mezzo secolo di attività sindacale sono davvero tante le cose che Claudio ha fatto. Voglio ricordarne almeno una, una soltanto. Anche, anzi soprattutto grazie alla sua determinazione, per meglio dire alla sua ostinazione, la SAFAU, nell’81 in grandissima crisi, evitò il fallimento, si salvò e venne poi rilanciata. Fu Claudio che, contro tanta parte del mondo politico, imprenditoriale e anche sindacale, si battè, inizialmente da solo, contro l’ipotesi del fallimento per far entrare, invece, l’azienda nella Legge Prodi.
Con quella scelta, voluta fortemente da Claudio, allora si salvaguardarono alcune migliaia di posti di lavoro e ancora oggi la Bertoli Safau dà occupazione a tantissimi lavoratori.
Alla fine degli anni ’70, dopo una brutta caduta dalla bicicletta, Claudio si era un po’ defilato ma in quel drammatico frangente della crisi dell’81 ritornò a guidare l’iniziativa sindacale. Ciò anche perchè, credo, si rendeva conto che a noi delegati del Consiglio di Fabbrica della Safau e anche agli stessi operatori della F.L.M. servivano, eccome, la sua esperienza, le sue conoscenze e la sua autorevolezza!
In quel lungo periodo della crisi Safau grazie a Claudio imparai, tra le altre, almeno tre cose che mi sono state molto utili nell’attività sindacale.
La prima: un sindacalista può e deve avere un orizzonte valoriale, ideale, addirittura utopico ma, se vuole essere un buon sindacalista, ha il dovere di essere realista e di siglare gli accordi possibili.
La seconda è che l’azienda non è solo del “padrone” ma è un qualcosa di essenziale per il lavoro, per i lavoratori in quanto fonte di reddito e addirittura di identità. Contrattare, quindi, confliggere se necessario, sempre per migliorare le condizioni dei lavoratori e mai per distruggere l’impresa! Mi fece capire concretamente la sostanziale differenza tra l’essere aziendalista ed essere, invece, filo aziendale.
La terza è che, al di là delle proprie opinioni politiche, un sindacalista ha il compito di interloquire con tutte le forze politiche e le istituzioni. Così facendo, tra l’altro, si può scoprire che sono le qualità personali, ancor più dell’appartenenza a questo o quello schieramento, che fanno la “differenza”.
Tutto questo per dire che Claudio per me è stato un maestro, un maestro severo, un ottimo maestro.
Claudio in Safau, in FIM, in Confederazione e nei Pensionati della CISL ha vissuto da interprete e anche da protagonista, benchè schivo, stagioni importanti della storia industriale, sindacale e sociale del nostro Friuli.
E l’ha fatto con i suoi riferimenti, i suoi valori, il suo stile.
La rappresentanza esercitata come responsabilità, mai come potere.
Il ruolo inteso come funzione per cogliere il bene comune, mai per inseguire particolarismi ed egoismi.
Il rigore nella gestione delle risorse sindacali quale antidoto a possibili cadute e cedimenti.
Il rispetto dello Statuto e delle regole quale indispensabile precondizione per una reale democrazia.
Questo, tutto questo, Claudio lo ha praticato, non predicato, con il suo stile sobrio, asciutto. Anche polemico, soprattutto con quelli che anteponevano il proprio interesse a quello dei lavoratori e del sindacato. Fino a diventare addirittura antipatico perchè rigido, molto rigido. E rigido, a volte, lo era sul serio. Un po’ per carattere e tanto per opporsi a quel lassismo, a quel tutto si può che Claudio non ha mai sopportato.
Del resto non ha mai chiesto agli altri nulla di più, anzi, di quanto chiedeva a se stesso. Basti pensare che, nonostante le sue condizioni di salute, si è impegnato per la Federazione dei Pensionati fino all’ultimo giorno. Senza averne alcun tornaconto economico. Come sempre!
Eh, sì. La gratuità dell’impegno. Il fare, o almeno il cercare di fare il bene senza pretendere in cambio riconoscimenti, soldi, carriera.
Alla moglie, al figlio e ai suoi cari dico che non ci è dato di poter alleviare il loro dolore. Ciò che ci è possibile è di dirVi, con assoluta e cristallina sincerità, siate fieri, siate orgogliosi di come è vissuto e di cosa ha costruito Claudio.
A noi, a me, ricordo che abbiamo il difficile compito di far vivere nella nostra azione quotidiana i valori e gli ideali in cui Claudio ha creduto, che ha praticato e che ci ha lasciato quale impegnativa eredità.
Mandi e grazie, Claudio.
17/8/2010